Passando per piazzale Litta a Biumo
Villa Menafoglio
Litta Panza quasi non si vede.
La grande struttura settecentesca, infatti, nella
semplicità della facciata esterna, non lascia
intendere la grandiosità e la ricchezza degli
ambienti interni.
La villa non si impone sullo spazio circostante ma si
sviluppa a U verso il pendio della collina con un
parco di circa 33.000 metri quadrati ed una struttura
architettonica con i tipici caratteri delle ville
suburbane.
La costruzione che si può visitare oggi è il
risultato di molte trasformazioni che i diversi
proprietari nel corso dei secoli hanno apportato alla
struttura, modificandone sostanzialmente il progetto
originario.
Il primo nucleo della casa nobile risale agli ultimi
anni del 1600, ma molto poco si sa dai documenti su
come fosse costruita la villa ed il parco circostante.
Il primo proprietario fu il conte Giovanni Battista
Orrigoni, appartenente ad una antica famiglia, tra le
più importanti e ricche di Varese.
Alla morte del conte nel 1735 la villa venne
acquistata dal ricco banchiere marchese Paolo Antonio
Menafoglio che diede avvio a significativi lavori allinterno
della villa e alla sistemazione del giardino alla
francese, che verrà sostituito nel corso del 1800 da
un parco allinglese. Ancor oggi non è possibile
conoscere quali parti della villa mantenne intatti e
quali invece demolì nei dieci anni di cantiere.
Certamente il marchese Menafoglio non modificò la
caratteristica struttura isolata della villa, che
permetteva di godere della bellezza del complesso solo
allinterno della proprietà. Ospiti illustri hanno
soggiornato a casa Menafoglio, primo tra tutti il duca
di Modena Francesco III DEste. Nel 1823, dopo
alcuni passaggi di proprietà la villa venne
acquistata dal duca Pompeo Litta Visconti Arese,
appartenente ad una illustre famiglia milanese. Nel
1824 alcuni lavori modificarono sostanzialmente i
rustici e nel 1830 la struttura della villa venne
ampliata secondo il progetto di Luigi Canonica,
allievo di Piermarini, per dare spazio a una sontuosa
sala da pranzo neoclassica con preziose decorazioni
marmoree attribuite a Giocondo Albertolli, allievo di
Andrea Appiani. Nei primi decenni dellottocento
anche il giardino alla francese venne ridisegnato
secondo i principi del paesaggismo inglese. Furono
create vaste zone verdi e luoghi suggestivi come il
piccolo laghetto, la grotta e la collina del
tempietto, i progetti non modificarono però gli assi
prospettici principali con le due fontane e la
geometria del giardino di fronte alla villa.
Negli anni trenta del Novecento la
villa venne acquistata dal conte Ernesto Panza di
Biumo, che affidò a Piero Pontaluppi, architetto
milanese di grande fama e prestigio, i lavori per il
recupero della struttura modificandone alcuni
ambienti. Il Pontaluppi creò un cortiletto aperto su
piazzale Litta e trasformò la Cappelletta in bagno
padronale. Alla morte del conte Ernesto Panza, la
villa fu ereditata dai figli, Giulia, Alessandro,
Giuseppe e Maria Luisa. Nel 1953 la villa e il parco
furono dichiarati di notevole interesse pubblico e
furono sottoposti a vincolo di tutela ambientale. Tra
tutti i Panza, Giuseppe fu colui che amò di più la
villa, scegliendola come preziosa custode delle opere
darte della sua collezione. Appassionato darte,
fu capace in America, dove era andato dopo
la laurea in giurisprudenza, di scoprire ed intuire le
nuove ricerche artistiche che negli anni cinquanta
erano ancora sconosciute al grande pubblico. Col
passare del tempo la villa di Buimo si riempì di
opere darte trasformando gli ambienti in una vera e
propria casa museo. Nel 1996 il conte Giuseppe
Panza dona il complesso della villa con 113 opere al
Fondo per lAmbiente Italiano, che ha fin da subito
avviato i lavori di restauro e di sistemazione degli
ambienti che esporranno accanto alle opere della
collezione Panza mostre darte temporanee.