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LA VARESE DI POZZO E MENEGO


È quasi fatta. Il titolo tricolore di pallacanestro è a un passo dal ritorno a Varese. Dopo vent’anni dall’ultimo trionfo e nove dalla finale persa dalla Ranger con la Scavolini, giovedì sera i Roosters scenderanno sul parquet di Masnago caricatissimi, alla caccia di una stella che li consacrerebbe tra le squadre migliori di sempre. 
Lo scudetto manca alla città dello sport, i tifosi lo vogliono da tempo e si stringono intorno a "Pozzo e Menego", i simboli del quintetto di galletti che ha guidato il campionato con autorità, contribuendo a cancellare dalla scena le potenti V nere di Bologna. Merito delle capacità tecniche dei giocatori e dell’allenatore Recalcati, ma anche del clima che la società è riuscita a creare intorno ai Roosters, togliendoli dal piedistallo e restituendoli all’abbraccio dei tifosi. Il Campus, insomma, come palestra di vita oltre che di sport.

Per capire meglio le ragioni di questo successo, Varesenews ha organizzato un forum in redazione con Andrea Meneghin e Gianmarco Pozzecco, ala guardia e play di Varese, che meglio simboleggiano la volontà e la freschezza di un gruppo di amici all’inseguimento di un sogno. Sotto un fuoco di fila di battute i ragazzi, un po’ straniti, raggiungono la redazione dove li attendono Marco Giovannelli, direttore di Varesenews, e i giornalisti Riccardo Prina, Luca Bertoni, Elena Spigarolo e Mario Chiodetti, oltre i fotografi Massimo Alari e Isabel Lima. Si incomincia, con Pozzecco dai capelli fiammeggianti semisdraiato in poltrona a pizzicare l’amico Andrea, più composto e silenzioso.

Mario Chiodetti: Qual è il vostro rapporto con la città, come trascorrete il tempo libero?
Pozzecco
: «Il Menego vive alla Botte, dorme lì, ha una camera fissa...»
Meneghin: «Sono nato a Varese e da 25 anni vivo qui. Mi trovo bene, anche se per i giovani non ci sono molte iniziative e locali adeguati. Si deve migliorare la viabilità, c’è un traffico troppo caotico per le capacità della città. Sì, mi piace andare alla Botte, raggiungo il mio gruppo di amici, per il resto vado poco al cinema e sono appassionato di videogiochi (Andrea si porta in trasferta la Playstation; n.d.r.)».
Pozzecco: «Per me è diverso. Sono nato a Gorizia e ho vissuto sempre a Trieste, sono stato un po’ a Udine e un po’ a Livorno, ho visto realtà diverse. Comunque a Varese si vive benissimo, la gente ci vuole bene».

Mario Chiodetti: Il Poz l’anno scorso aveva i capelli giallo paglia, adesso si presenta con una testa vermiglia. Perché questo cambio di colore?
Pozzecco
: «Una questione di pendant con la maglia, poi la cresta del galletto...poi per far piacere a Gianni Chiapparo (direttore sportivo dei Roosters) che è rosso naturale».

Riccardo Prina: Adesso che siete in finale è aumentata su di voi la pressione dei tifosi e dei media?
Meneghin
: «Direi di no, la gente ci rispetta e ci lascia in pace. I tifosi vogliono vincere, sognano la stella del decimo scudetto. Vedono gli sforzi della squadra, il suo buon comportamento in coppa Italia e in Eurolega».
Pozzecco: «Sì, la gente più che altro sogna e spera, non ci carica mai di eccessive responsabilità come accade, per esempio, con il quintetto di Bologna».

Mario Chiodetti: Quanto ha contato l’amicizia tra voi nel cammino verso la finale?
Meneghin: «La squadra è sempre stata costruita intorno a ottimi ragazzi e quando c’è affiatamento in campo e fuori ci si sacrifica molto più volentieri per l’altro. C’è un bello spirito di gruppo, cerchiamo sempre di mettere a loro agio gli stranieri, si esce insieme. Capitava con Loncar, Komazec e Edwards e ora con Daniel Santiago e Jack Galanda e con Mrsic, naturalmente».

Marco Giovannelli: Voi due abitate proprio a Varese città?
Pozzecco: «Io a Masnago, da solo. I miei arrivano giovedì per la prima partita di finale».
Meneghin: «Io a Biumo, con mia mamma (Mabel Bocchi, anche lei apprezzata cestista; n.d.r.)».

Mario Chiodetti: Naturalmente sarete assaliti dalle ragazze...
Meneghin: «Il Pozzo è assalito, non riesce nemmeno a muoversi...»
Pozzecco: «Ma va, è De Pol il più gettonato, il bello della squadra».

Riccardo Prina: Pensate che a Bologna si sia chiuso un ciclo?
Meneghin: «No, penso di no e poi adesso hanno acquistato Michael Jordan...Domani sarà su tutti i giornali...A parte gli scherzi, ritengo che la botta più grossa l’abbia presa la Teamsystem, per la voglia che aveva di giocarsi la finale e gli sforzi della società in questo senso. Per la Kinder c’è soprattutto un calo d’immagine e l’esclusione dall’Eurolega che ha portato anche un notevole danno economico».

Riccardo Prina: Allora adesso inizierà un ciclo Roosters...
Meneghin: «La società ha idee precise e finora l’ha dimostrato. Ho firmato per altri cinque anni anche perché credo in una nostra affermazione nel tempo e sono contento della scelta fatta. Sono l’unico punto fermo della squadra, il contratto di Pozzo scade tra un anno, De Pol e Galanda sono in forse. Si vedrà».

Marco Giovannelli: Una scelta che stupisce in un mondo dove si guarda soprattutto al denaro.
Meneghin: «Ho dei valori molto forti e personali a cui tengo più di ogni cosa e che non voglio svelare. Certo, mi offrissero sette miliardi l’anno sarei costretto a pensarci, ma a Varese sto bene e lavoro bene».

Riccardo Prina: Tu Gianmarco faresti lo stesso?
Pozzecco: «Per me è diverso. Andrea è nato qui, io sono molto più venale...(ride). La scelta di Menego va rispettata perché ha preferito valori importanti e profondi. Io sto benissimo a Varese, ma non è casa mia, anche se la gente mi fa sentire come se lo fosse. Certo, non potrò mai arrivare al suo livello di popolarità (Meneghin accenna a un pianto dirotto tra le risate di Pozzo) e comunque non è facile trovare in una squadra un elemento che si ferma lì per cinque anni».

Luca Bertoni: Cosa c’è di vero nelle voci di un tuo passaggio al calcio o a un tuo trasferimento in Spagna o addirittura alla Nba?
Pozzecco: «Non mi dispiacerebbe giocare a calcio. Se Andrea a 17 anni era già in serie A, io giocavo sia a basket sia a pallone, a centrocampo. Sarei emerso anche là, ma la pallacanestro mi piace e ho deciso di provarci. Certo, mi manca il fisicaccio, però credo di avere altre qualità. Per ciò che riguarda la Spagna...E’ un posto pieno di f...e poi mi piace come nazione. Andrei a giocare a Bologna perché amo quella città, in America ci andrei per una scelta di vita, anche se guadagnerei meno che in Italia. Mi beccherei il minimo salariale, che è di 275 mila dollari tassati al 40 per cento: a Varese passo i 300 milioni netti...così sapete anche quanto guadagno».

Riccardo Prina: Come mai, secondo voi, il basket è trattato così male in tv?
Pozzecco: «È anche poco pubblicizzato. La Rai lamenta questioni di share, dice che siamo più bassi delle telenovelas...
Meneghin: «Certo che parlare di pallacanestro la domenica, dopo il calcio, è dura...»

Mario Chiodetti: A chi dedicherete lo scudetto, in caso di vittoria?
Meneghin
: «Te lo dico tra venti giorni».

Riccardo Prina: Come vivete i giorni prima delle partite di finale?
Meneghin
: «Stiamo vivendo un avvenimento che passerà alla storia del basket cittadino, ma siamo tranquilli. La stagione è stata super, ci siamo comportati bene in coppa Italia e in Eurolega, ora ce la giochiamo e basta».

Riccardo Prina: Tuo padre ti dice qualcosa?
Meneghin: «Tira contro nelle telecronache, ma lo fa per scaramanzia...».

Mario Chiodetti: E tua madre?
Meneghin
: «Con lei si parla d’altro, dei fatti normali della vita di tutti i giorni».

Riccardo Prina: Pozzecco "mosca atomica", "portabandiera del basket nazionale" eccetera eccetera. Tanjevic, coach della nazionale, dice che difendi poco...
Pozzecco
: « È giusto riconoscere che non sono un grande difensore, faccio la giocata di genio e la gran puttanata. Tutti abbiamo difetti, i miei sono chiari e quelli rimangono. Le critiche non mi danno fastidio, so che qualche volta ho momenti di trance in campo. Ora un pochino mi sono razionalizzato (grandi cenni del capo di Meneghin), però la gente, se sbaglio sotto canestro, è sempre pronta a urlare: "Va quel nano di m...cosa pretende di fare, mentre se segno dice: come c...ha fatto quello là a buttarla dentro?»

Marco Giovannelli: Come ha detto il vostro presidente, Edo Bulgheroni, nell’intervista che ci ha rilasciato, il Campus, l’ambiente intorno alla squadra vi aiuta molto...
Pozzecco: «Per dare il massimo in campo è determinante come si vive in una città. Faccio l’esempio di Livorno, dove sono stato un anno. Là la società era allo sbando, la gente si stava staccando dal basket e i giocatori subivano il contraccolpo psicologico. Qui tutto fila per il meglio. C’è una gestione familiare, non ti fanno pesare le sconfitte, si esce a cena con il presidente, si ride e si scherza. Se dovessimo vincere lo scudetto, la gioia più grande per me sarebbe quella di festeggiare con Andrea, Edo, la società e i tifosi. Se fossi a Bologna e mi capitasse lo stesso non mi passerebbe mai per la testa di uscire con il presidente Cazzola».

Marco Giovannelli: Quanto voi giocatori sentite i problemi sociali, penso per esempio allo sfruttamento dei bambini per la fabbricazione dei palloni...
Pozzecco: «Il marcio c’è dappertutto, non possiamo fare più di tanto. però se possiamo intervenire in qualche modo, con campagne televisive, interventi diretti o beneficenza, lo facciamo più che volentieri. Credo che la maggior parte dei giocatori sia disponibile a fare ciò. Ci vorrebbe, però, una persona all’interno della società che si dedicasse a queste iniziative, a organizzare gli incontri. Da noi potrebbe essere Alberto Zocchi, che si occupa di marketing. Spesso la burocrazia frena questi slanci ed è un peccato, perché vorremmo poter fare di più».

Riccardo Prina: In televisione vi si vede spesso chiacchierare e scherzare con allenatori e giocatori avversari: c’è un buon rapporto tra voi?
Meneghin
: «Conosciamo bene i giocatori anche per via dei raduni della nazionale. Con Alessandro Abbio, guardia della Kinder, ho passato venti giorni nella stessa camera: ci picchiamo in campo, ma fuori ci si diverte assieme con i videogiochi. Spesso la tensione è più tra il pubblico che tra chi scende in campo».

Riccardo Prina: Abbio è odiato da molti, ha fama di antipatico, perché?
Pozzecco: «Forse perché "Picchio" in campo è un po’ eccessivo, ma fondamentalmente perché è bravo e dà parecchio fastidio agli avversari».

Mario Chiodetti: Com’è lo spogliatoio prima di una partita, avete dei riti scaramantici particolari?
Pozzecco:«De Pol sta zitto per un’ora e mezza prima della partita, Menego non si cambia le mutande da cinque anni...»

Riccardo Prina: Charlie Recalcati ha fatto un grande anno...
Meneghin: «È una persona straordinaria, che mette davanti a tutto il rapporto umano, poi viene la tecnica».

Mario Chiodetti: Andrea, qual è la qualità che hai sempre ammirato di più in tuo padre Dino?
Meneghin: «La determinazione, ma parlando di lui non ci si può limitare a una cosa grande soltanto».

Il Pozzo sbadiglia allungandosi sempre più sulla sedia, mentre Isabel si diverte a ritrarlo per la gioia delle molte ammiratrici. Il Gianmarco ha un sito Internet tutto suo (www.pozzecco.com) dove a chi gli chiede se pensi sul serio a un suo futuro in Nba risponde di non esser mai stato serio in vita sua. Il Menego, invece, dà l’idea di covare intimi segreti, di amare la tranquillità, il »ritiro» di passeggiate nei boschi del Campo dei Fiori con la sua cagnolina Nike, compagna inseparabile assieme alla Playstation. Due ragazzi diversi, due grandi amici, sul campo e fuori, quattro mani alle cui dita sono legati i sogni di centinaia di varesini con il cuore appeso a una stella.

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