Dopo nove
anni Varese in finale
Meo Sacchetti ancora
grida vendetta. L'infortunio del grande condottiero fu forse
determinante nell'assalto alla Scavolini di quell'anno. Ne
sono passati nove e di nuovo siamo qui, pardon, sono qui, la
pallacanestro Varese a giocarsi il titolo fino all'ultimo
atto, nel pieno di una condizione fisica ma ancor più
mentale sfavillante.
È fatta, è finita,
a casa i campioni in carica, ex da tutto quest'anno,
campionato e coppa; a casa la spocchia di quelli che vincono
sempre, che fanno i sornioni e poi colpiscono duro. A casa,
non è più roba per voi. Dopo la partita di questa sera, la
più brutta in assoluto della serie, ma anche la più
drammatica, ritorna ancora più forte il rammarico di non
aver chiarito subito le cose in Coppa Italia. Una vittoria
allora sarebbe stata utile a far capire alla banda di
Messina quanto poco si scherzasse da queste parti. Onore
comunque a tutti: alla Kinder, penalizzata da un regolamento
internazionale palesemente criminoso che obbliga le squadre
di vertice a tour de force suicidi tra finali di Eurolega e
partite decisive nei play-off senza un attimo di respiro.
Onore a Bologna, priva anche stasera e totalmente della sua
stella serba, che forse non ha in mente il basket in queste
ore, ma che nel basket, l'abbiamo visto a Monaco con la
bandiera della sua patria, poteva trovare utili valvole di
sfogo. Auguri Sasha, a presto. Onore naturalmente a coach
Recalcati, alla sua lucicità, alle sue giacche strapazzate
da Pozzecco che non vuole uscire, al suo sano realismo da
pompiere di mestiere e anche un poco per vocazione. Onore, e
tutto quello che si può tributare, ai suoi uomini, artefici
di una messa in scacco straordinaria, al di là di tutti gli
errori, delle brutte percentuali, inevitabili in fondo vista
l'importanza della posta in palio e del resto speculari alle
inguardabili medie della Kinder. I Roosters soffrono,
giocano gravati dai falli, situazione che ad un certo punto
appare tragica, si aggrappano ai vetri della disperazione e
ciò nonostante Bologna non respinge l’assedio nel proprio
fortino per la seconda volta consecutiva. Se non fosse una
semifinale scudetto, questo basterebbe a fare notizia. Ma è
(!) una semifinale scudetto, e il doppio raid a Casalecchio
ha un peso che probabilmente farà sentire le sue
conseguenze anche nella prossima stagione e nel futuro del
basket italiano. Straordinaria Varese, nella sera in cui le
sue stelle, Pozzecco, Meneghin, Mrsic sembrano umili pedine
sulla scacchiera, fanno 15 punti in tre, roba da mettersi le
mani nei capelli. Punteggio finale basso, certo, 60 -63, ma
non in molti avrebbe previsto i 13 punti di una
straordinaria torre, Jack Galanda, torrido per intensità e
determinazione, quanto gelido, decisivo ai tiri liberi nel
finale drammatico; o i 16 punti del monumentale
"cavallo", Manera De Pol, la "febbre del
giovedì sera", ma soprattutto l’alfiere regale,
Cecco Vescovi, "quel tram chiamato scudetto", in
versione trascinatore quando serve. E stasera serviva.
Ingiusto non citare
gli altri in campo: Santiago, partito come una folgore con
due schiacciate, una stoppata, ma punito fin troppo
severamente dagli arbitri e uscito al 30° minuto e Zanus
Fortes, costretto dalle circostanze ad un minutaggio per lui
inusuale proprio nella partita più importante ma capace di
prendersi iniziative importanti.
Insomma grande Varese, capace con i lunghi decimati di
risalire la china negativa del primo tempo ai rimbalzi per
arrivare ad uno straordinario risultato di 27 palloni
recuperati sotto i tabelloni contro i 29 di Bologna in
alcuni momenti in campo con Binelli, Nesterovic e Frosini.
Bologna dovrà riflettere su questo dato, più determinante
forse, vista la situazione, dell'indecoroso 2/15 dalla lunga
distanza e dei 30 liberi non del tutto capitalizzati contro
la freddezza dei Roosters dalla lunetta anche nei momenti
decisivi.
Brutta partita, si
diceva, piena di errori da una parte e dall'altra; Bologna
può recriminare, ma anche Varese, se avesse perso, avrebbe
potuto fare lo stesso, per i palloni sprecati, le ingenuità
in attacco, le troppe occasioni di rimanere in partita
concesse agli avversari.
Match equilibrato, sempre; solo Varese "strappa"
in due occasioni. Entrambe con Cecco a piazzare le triple e
a portare Varese sul più sei sul finire del primo tempo,
poi finito 31-35, e a quattro minuti dalla fine quando i
suoi cinque punti consecutivi lanciano Varese sul 51-56.
Strappi da poco, ma tutto l'incontro si è giocato sul filo
dell'equilibrio. Varese quasi sempre avanti comunque, a
confermare che il 3-0 ci poteva stare e che la squadra
tornava a Bologna non frastornata, ma decisa e volitiva.
Se Mrsic segna il
suo primo canestro all'inizio della ripresa e in difesa
soffre troppo Edwards, se il Poz fa poco di più, dall'altra
parte Rigaudeau fa del suo a confermare il brutto primo
tempo di gara 3, mentre Nesterovic non riesce ad essere
fragoroso. Messina pare in cerca di alchimie introvabili e
gioca la carta dei vecchi: Crippa e Binelli stanno a lungo
in campo, dignitosissimi certo, ma non proprio i due
giocatori in grado di cambiare ritmo e ammazzare la partita.
Il francese è inguardabile dalla distanza. Solo al primo
minuto della ripresa piazza la staffilata che gela i
varesini: pare la fotocopia del suo esordio a Masnago
l'altro ieri. E’ un fuoco di paglia, continuerà a
spadellare per tutta la partita. Varese butta troppi palloni
e fino a metà ripresa è dominata ai rimbalzi, non
riuscendole di far partire il contropiede al fulmicotone. Va
da sé che i Roosters stanno avanti ma di poco: ai quattro
falli di Santiago, Zanus, Mrsic, Pozzecco fanno riscontro i
quattro di Sconocchini e Rigaudeau e siamo appena a metà
del secondo tempo. E' il momento in cui Bologna mette fuori
la testa. 48-46. Ci pensano prima Cecco da due ad impattare
e Galanda con una tripla a ricacciare indietro le V Nere.
Santiago rientra, fa passerella e dopo 10 secondi torna in
panca con il quinto fallo. In ogni caso, senza nulla
togliere a Galanda e a Zanus, Daniel sta facendo passi da
gigante in rendimento, pecca nel’ingenuità dei contatti e
lo scarso carisma nei confronti degli arbitri.
Binelli con la forza
della disperazione riporta Bologna avanti di uno, 50-49 a -
7.44. De Pol impatta 51-51, Jack recupera un rimbalzo
importantissimo: nei minuti finali in cui si segnerà con il
contagocce, i rimbalzi difensivi di Varese saranno la chiave
vincente. Punteggio ancora fermo. Ci pensa Cecco, da sotto,
sbaglia Nesterovic, e ancora Cecco buca da tre: 51-56.
Time-out per Messina. Edwards dalla lunetta per il 53-56.
Gli arbitri fischiano scandalosamente un passi a De Pol,
palla persa: inizia uno stillicidio di errori al tiro,
nell'ordine: Rigaudeau, Meneghin, Sconochini, Mrsic, Edwards.
Manca 1 minuto: Galanda in lunetta, va il primo, va il
secondo, Varese di nuovo a + 5. Bomba di Hugo, 56-58 dopo un
fallo di piede di Nesterovic non visto. Galanda sbaglia ma i
Roosters recuperano il pallone e Jack di nuovo in lunetta.
Va il primo, va anche il secondo, 56-60 a - 17 secondi.
Nesterovic realizza, fallo su Mrsic a - 9 secondi. Sembra un
film già visto. Il croato, assente per tutta la partita,
non trema: 58-62, Bologna segna subito. Altro fallo su Mrsic
a -3 secondi. Questa volta ne mette uno solo 60-63.
Il copione già
visto prevedeva una folle corsa per il campo da parte di un
giocatore di Bologna, un canestro al limite, l'urlo della
vittoria strozzato nella gola dei tifosi varesini, quasi uno
sberleffo ma più doloroso di un pugno nello stomaco.