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Ciclismo
- Correva l'anno 1951 e
un ragazzino di Induno Olona aspettava con ansia il
passaggio del gruppo variopinto
«Ho perso la
borraccia di Bartali»
(12
febbraio 2003) «Se Varese organizzerà i mondiali di
ciclismo nel 2007, per me sarà come rivivere un sogno».
Così ha esordito Antonio Pagnoncelli (foto), un
varesino di 63 anni, riportando alla mente i ricordi del
Campionato mondiale su strada del 1951. Quando vide passare
il gruppo variopinto aveva 12 anni, abitava a Induno Olona,
e il percorso della gara passava vicino a casa sua, dalle
parti della miniera.
Pagnoncelli, che tempi erano?
Avevamo poco e niente, venivamo dalla guerra, mi ero salvato
da due bombardamenti. C’era poco da essere allegri.
Cosa rappresentò l’avvenimento per voi ragazzini?
«L’evento sportivo fu come una pennellata sulle
brutture della guerra. Era il segno che finalmente si
tornava a vivere e a giocare».
Giocare?
«Sì, i ciclisti arrivarono circa una settimana prima per
provare il circuito, che si snodava per circa 25 chilometri
lungo le valli varesine fin dentro la città. E il nostro
passatempo fu quello di fare la spola nei diversi punti del
tracciato, per vederli passare».
In che modo vi spostavate?
«Tagliavamo attraverso i boschi. Mio padre era boscaiolo,
conosceva i sentieri, e appassionato di ciclismo condusse me
e i miei amici (una decina , molti dei quali erano rimasti
orfani) in quella che definirei un’avventura».
Le cronache raccontano di 1 milione di persone presenti
in città, fu così?
«Si, arrivò un fiume di gente, molti dormirono
all’aperto, nei campi, in tende improvvisate. Molti furono
gli svizzeri. Loro vennero però con le auto. E vedere la
fila di macchine( tra le quali diverse cadillac) fu un
evento nell’evento. A Varese ne circolavano ancora
poche.Ci provammo, feci la posta tutte le sere all’albergo
Prealpi, vicino alla chiesa di S. Ambrogio, dove
alloggiavano gli azzurri. Riuscimmo a vedere Magni, Bartali,
Minardi, Bevilacqua . Li riconoscevamo tramite le figurine.
L’unico che non incrociammo fu Coppi».
Come mai?
«Arrivò, si chiuse in albergo e non lo vide nessuno.
Allora si disse che voleva cinque o sei gregari tutti per
se, ma Binda (il commissario tecnico) non lo accontentò e
lui non corse».
Del giorno della gara cosa ricorda?
«Il percorso recintato, la gente festosa, la banda e le
fanfare. Io la notte prima non chiusi occhio. Prima che
facesse luce ero già in cima alla salita della miniera. Ero
emozionato».
Vinse lo svizzero Kubler, davanti ai nostri Magni,
Minardi e Bevilacqua. Rimase deluso?
«Sì, ma non per la sconfitta degli italiani,
bensì per non essere riuscito a prendere la borraccia che
Bartali gettò a pochi giri dal termine»
Un ultimo ricordo?
«Ho il rammarico di non aver visto la volata, vidi solo i
corridori entrare nell’ippodromo e poi rimasi bloccato
nella folla. Ma ciò che più conta per me, fu che la
manifestazione rappresentò un nuovo inizio. Come credo
anche per la città stessa. Ricordo i lavori per rendere il
circuito degno di un mondiale. Costruirono il cavalcavia che
porta all’ippodromo. Venne approntata in tempo record una
pista in legno sul prato dell’ippodromo dove si svolse la
volata finale. Un bellissimo sogno. Speriamo che si
ripeta anche se i tempi sono cambiati auguro ai varesini di
rivivere l’euforia e l’entusiasmo che travolse tutti noi
nel 1951».
C'ero
anch'io. 1951 Mondiale di Ciclismo su strada a Varese.
Raccontatelo a Varesenews. Scrivete a sport@vareseweb.it
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