Varese
- Intervista
a Claudio Pucci portiere della Mastini Varese Hockey
Mastini: grinta
e voglia di vincere
Ha
26 anni, si sta laureando in giurisprudenza con una tesi in
economia politica e da grande vorrebbe fare l'avvocato,
magari con specializzazione in contratti sportivi. Stiamo
parlando di Claudio Pucci (detto Puc, pronunciato con la c
dolce), varesino doc ed estremo baluardo della Mastini
Varese Hockey. (nella foto Claudio Pucci)
Perché si inizia a giocare hockey?
«Io avevo 8 anni e quando andavo al palaghiaccio l'hockey
contava tanto, ti bastava vedere una partita e rimanevi
folgorato. L'entusiasmo dell'ambiente e dei tifosi era
incredibile. Un amore e una passione che ti prende e non ti
molla più. Ci sono sensazioni che è difficile descrivere».
Ad esempio?
«L'odore del ghiaccio. È un odore particolare che ti
riempie e quando in estate non c'è si prova una sensazione
di mancanza molto forte. È indimenticabile».
Perché mai un genitore
dovrebbe avviare il proprio figlio alla pratica di uno sport
considerato violento?
«La violenza dell'hockey è solo un luogo comune, una
grande inesattezza. Io da quando gioco non ho mai visto
incidenti gravi. Cio' che trae in inganno è l'estrema
velocità: vai in campo per 50 secondi e in quelli devi dare
tutto, perciò vai come un pazzo. A volte gli scontri sono
eclatanti, ma non c'è alcuna violenza e poi siamo molto
protetti».
Che tipo di preparazione dà l'hockey?
«Completa. Devi saper pattinare, devi avere resistenza e un
grande coordinamento. Non è semplice stare in equilibrio
bardati in quel modo. È molto formativo per un
ragazzo».
Non hai mai avuto la tentazione di emigrare in Svizzera
dove l'hockey sta nell'olimpo sportivo?
«Sì, io ci ho pensato, però sono loro che non hanno
pensato a me (sorride ndr). D'altronde con il vivaio che
hanno...»
L'anno scorso avete vinto il campionato e siete approdati
in serie B e quest'anno? «Quest'anno si parte da un
gruppo forte e affiatato che potrà contare sugli innesti di
alcuni rientranti come Galli, Merzario e Giacò che hanno
maturato esperienze importanti. Siamo cresciuti tutti
insieme e tra noi c'è un grande senso di appartenenza alla
società Mastini».
Perché tanti anni di buio a Varese?
«È un problema di questa città, se tutto va bene allora i
tifosi ti adorano, ti sostengono in tutti i modi. Se va male
scatta l'indifferenza ed è quello che è successo
all'hockey. Molto meglio la protesta, perché almeno sei
considerato» Per molto tempo siete stati allenati da Igor
Kosovic, quali cambiamenti ha apportato Frank Odino? «Non
molti, ma alcuni fondamentali, soprattutto sul piano del
gruppo e nella disposizione dello spogliatoio. Soprattutto
ha portato grinta e voglia di vincere, una sana competizione
nel gruppo».
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