|

Marco
Delogu, Massimo Reale
...Son dieci assassini...I fantini del Palio
pp. 47
Stampa Alternativa
€ 5,00
Sono nomi che
fanno sorridere e piangere i Senesi e di quelle gioie e di
quei pianti ne portano tutto il peso: Canapino, Tristezza,
Grinta, Aceto, Il Pesse, Bazza e Bazzino, Ragno e Bufera
Son
dieci assassini...i fantini del Palio
"Esistono
persone di eccezionale talento. Io ero". È il laconico
ritratto che Aceto, al secolo Andrea DeGortes, uno dei miti
del Campo di Siena, fa di se stesso. Lui è stato uno dei dieci
assassini, uno dei dieci fantini del Palio. Sì, proprio
così, assassini. Un vecchio adagio senese gli ha affibbiato
questo soprannome: Oh quanto è bella la Piazza di Siena
circondata da dieci fantini vanno alla mossa son dieci
assassini. Quella del Palio è una storia di uomini e
cavalli. Un binomio e un rapporto difficilmente
comprensibile al di fuori della città, al di fuori di una
passione che è tutt'uno con la vita. Il palio lo possono
raccontare solo loro, quelli che stanno aggrappati per
qualche magia e contro ogni legge della fisica al garrese
dei loro barberi. Sono nomi che fanno sorridere e piangere i
Senesi e di quelle gioie e di quei pianti ne portano tutto
il peso: Canapino, Tristezza, Grinta, Aceto, Il Pesse, Bazza
e Bazzino, Ragno, Bufera.
Cavalli e
fantini, barberi e assassini, sono una cosa sola, anche
sulla terribile curva di San Martino e nella stanca risalita
verso il Casato. Un'emozione forte, solo qualche minuto in
cui si giocano tutto, compresa la vita. In mezzo al Campo il
mare di contradaioli pronti a brandire il Cencio o a
disperarsi per la vittoria della contrada nemica. Ma loro,
sono dieci assassini e devono correre per guadagnarsi
"un pane duro sette croste". Vite legate a quelle
dei vari Panezio, Vipera, Votta Votta compagni nella buona e
nella cattiva sorte. Storie di uomini e cavalli che
commuovono, come nel caso di Canapino e del grande Panezio.
Il vecchio assassino che assiste fino alla fine il campione
del Campo, il cavallo più amato dai Senesi . «...Mentre
gli stavo facendo una flebo - racconta Canapino - Panezio
appoggiò la testa sulle mie cosce fece un sospiro come per
dire 'Mi dispiace amico ma io non ce la fo più, me ne vado'.
E morì».
|