|

Darwin Pastorin
Tempi supplementari
Partite vinte, partite perse
Feltrinelli
Collana: Universale Economica
Pagine: 144
€ 6,5
Il calcio che
racconta Darwin Pastorin è l'affresco di una società, con
i suoi cambiamenti, le sue tensioni e i suoi sogni
"Tempi
supplementari". Pane, calcio e fantasia
È come una grossa valigia,
"Tempi supplementari" di Darwin Pastorin. Di quelle
valige che sanno di antico, con lo spago legato attorno, che si
possono portare solo a spalla. Roba da emigranti, come lo erano i
suoi genitori. Gente capace di racchiudere in poco meno di un
metro cubo un'intera esistenza per ricominciare ogni volta con la
stessa speranza. E così quando la apri, dentro ci trovi di tutto:
dalla palla fatta di calzini con cui lui (Juve) e il fratello
Fabrizio (Toro) si sfidavano in derby infiniti nella casa di
Torino, ai versi di Guido Gozzano. Una sorpresa continua, come il
calcio che piace a lui. Pochi schemi e ripartenze, tanto cuore e
fantasia. "Tempi
supplementari" è anche la storia del sogno di un bambino che
voleva fare il cronista sportivo e ci è riuscito, di incontri
straordinari con uomini che parlavano e scrivevano di calcio per
raccontare della vita, di supereroi stampigliati sulle figurine
Panini. C'è tanto Sudamerica e saudade in questo libro. Un amore viscerale
che proviene dai sensi, ancor prima che dalla ragione. Ricordi di
un giornalista che è anche console onorario del Palmeiras, la
squadra degli emigranti italiani, che gioca in uno stadio,
chiamato "Palestra Italia". Un "ingorgo di
dialetti", un concentrato di nostalgia e illusioni. C'è la
prosa fantastica e malinconica di Osvaldo Soriano, c'è il
fatalismo sportivo di Eduardo Galeano e la poesia di Vinícius de
Morães. C'è la gratitudine di un giornalista in erba per la
durezza paterna di Vladimiro Caminiti e l'ammirazione per la
sobria eleganza di Giovanni Arpino. Il calcio che
ci racconta Darwin Pastorin è l'affresco di una società, con i
suoi cambiamenti, le sue tensioni e le fragili
illusioni, nascoste dietro il doping e i miliardi facili. Show
must go on, ma tra un'acrobazia di Del Piero e un'accelerazione di Ronaldo ci sono le guerre che infiammano
la terra e le ingiustizie quotidiane che si consumano nel Sud del
mondo. E allora lo sport deve diventare il testimone della
libertà che fu o che dovrebbe essere. Se ne ricordò Cesar Luis
Menotti in occasione dei Mondiali del 1978 nell'Argentina della
dittatura militare. "Tempi supplementari" si legge
in una notte, tutto d'un fiato. Memorie e racconti che fanno parte
di un unico frammento di vita, impercettibile e infinito come una
finta di Mané Garrincha, l'anima salva che conosceva il
linguaggio dei passeri.
|