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Darwin Pastorin
Lettera a mio figlio sul calcio

Mondadori
pp 126
€ euro 7,75


Ho visto Maradona incantare il mondo intero, ho visto il mondo racchiuso in una finta di Garrincha 
Quando il calcio era una metafora della vita


Ce lo aveva già in mente, fin da "tempi supplementari" . Quel libro, infatti, terminava con una speranza e un’immagine: il figlio Santiago che zampettava in mezzo ai giocatori del Palermo e "quei ragazzi già famosi che sembravano anche loro bambini…e d’improvviso tornavano, loro, indietro nel tempo, nelle speranze e nelle illusioni".
Darwin Pastorin ha iniziato probabilmente in quello stadio, in quel momento, a scrivere "Lettera a mio figlio sul calcio" (Mondadori), una confessione intima e romantica di una passione mai sopita.
In questo libro Darwin si specchia nel figlio Santiago, si rivede bambino e ripercorre le tappe di un'esistenza partita da un altro continente, facendogli  rivivere i sogni che hanno alimentato un'intera generazione.

Nel racconto di Pastorin c’è tutta l’umanità del calcio sudamericano, proprio quello che lui, figlio di emigranti, ha conosciuto da bambino, da tifoso del Palmeiras. Miti come Mané Garrincha o Diego Armando Maradona possono insegnare molto al piccolo Santiago. Campioni, non proprio baciati dalla natura, prova provata che nel calcio l’esuberanza atletica è solo un accessorio.
Quando Darwin arriva in Italia, a Torino, non smette di sognare. Di trame su cui imbastire avventure sportive ed eroiche, per un bambino di 9 anni, ce n’è in abbondanza e Torino è l’ambientazione ideale. È l’incarnazione geografica della speranza per molti italiani arrivati dal sud in cerca di lavoro e benessere. Lì c’è la Fiat, la Juventus di Agnelli, di Sivori e Boniperti, del bomber saraceno Pietro Anastasi. Lì arriveranno Michel Platini e Roberto Baggio. Lì cè anche il ricordo del grande Toro, un dolore diventato leggenda.
Pare di vederlo Santiago, con le mani che stringono il piccolo viso, che ascolta attento la storia di Gigi Meroni, la farfalla granata. Un genio del calcio, precoce contestatore dentro e fuori dal campo, capace d’incantare l’avversario quasi come il mitico Manè. 
Le storie del calcio che racconta Pastorin sono fatte anche di re e principi, nobili della pedata, pochi per la verità. Gaetano Scirea era uno di questi.
Una lettera che ritrova, dunque, molti visi e molte avventure umane presenti da sempre nella scrittura poetica di Pastorin, ma con una piccola differenza rispetto al passato: il calcio oggi non è più la metafora della vita, perché da quella ha ormai da tempo preso le distanze.

Michele Mancino
sport@varesenews.it


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