Era
un’ala destra Gigi Meroni. Oggi li chiamano cursori
di fascia, pistoni che stantuffano su e giù per il
campo anche senza la palla, tutto muscoli e polmoni,
che non portano più nemmeno il numero sette.
Gigi Meroni era un’ala destra di quelle vere, estro
e fantasia da vendere, giocatore dal tunnel facile,
capace di tenere la palla da far impazzire il terzino.
Non sopportava cio’ che era scontato e per questo
non amava tirare i rigori, i suoi gol erano sempre
impossibili.
Fantasia pura che farebbe ammattire i teorici degli
schemi, ma quello era ancora un calcio dove chi sapeva
osare e sfidare la sorte rotonda e imprevedibile del
dio pallone non rischiava di restare fuori.
Prima nel Genoa e poi nel Torino, nella prima metà
degli anni sessanta Gigi Meroni fu un protagonista
dentro e fuori dal campo. Era un anticonformista, un
personaggio bizzarro e straordinario per il mondo del
calcio di quegli anni. Amava dipingere, era un
capellone, conviveva con una donna sposata, amava i
Beatles e si disegnava i vestiti uguali ai loro, di
eccessivo aveva solo la sincerità dei suoi gesti.
Era
amato e odiato come solo poteva esserlo un mito, tutto
cio’ che faceva era oggetto di discussione e Meroni non
faceva nulla per evitarlo. Lui la sua rivoluzione
l’aveva già fatta, non aspetto’ nemmeno il ’68.
Morì una sera d’autunno del 1967, a soli 24 anni,
all’uscita da un ristorante, investito e ucciso da
un’automobile.
Gigi Meroni è La farfalla granata, un talento in
campo e nella vita che ha segnato un’epoca,
interpretando con leggera consapevolezza la domanda di
libertà di un’intera generazione. Una storia
romantica e appassionante, raccontata magistralmente
da Nando dalla Chiesa. |