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Motociclismo – Un sito dedicato a Renzo Pasolini, il centauro dell'Aermacchi perito a Monza nel 1973 
Il mito del "Paso" rivive sul web


(26 marzo 2004) Ad oltre trent'anni da quel drammatico 20 maggio 1973 un sito internet ripropone a tifosi e appassionati di motociclismo la figura di Renzo Pasolini, il "Paso" per tutti coloro che seguono le corse. Digitando l'indirizzo www.renzopasolini.com si accede ad una lunga ed interessante serie di notizie, foto, articoli di giornale che riportano in vita le gesta del motociclista riminese di nascita e varesino di adozione. I suoi legami con la Città Giardino sono ancora vivi: la moglie Anna vive tuttora a Varese mentre anni fa lo stato maggiore del gruppo Cagiva dedicò a Renzo una delle sue moto, la Ducati "Paso" disegnata da Tamburini.

Il sito regala un tuffo nel passato da far stringere il cuore e dà lo spunto per ricordare la figura del centauro romagnolo, famoso anche per guidare con gli occhiali da vista sotto il casco. Pasolini, classe 1938, arrivò a Varese per la prima volta a undici anni al seguito del padre Massimo, anch'egli pilota, che venne chiamato a lavorare alla Schiranna dove si producevano le moto dell'Aermacchi. Fu proprio Massimo Pasolini, insieme ad un'altra figura storica quale è stata Lino Tonti (Linto), a progettare l'avveniristico scooter Cigno Aermacchi a ruote alte. Lui, "Paso", iniziò a correre in sella alle moto da cross sulle quali affinò quello stile battagliero che fece proseliti tra i tifosi anni dopo, quando Renzo passò dallo sterrato all'asfalto. Pasolini trascorse la prima parte della propria carriera iridata in sella ad una motocicletta varesina, la Aermacchi che disputava il campionato 350; tra il 1964 ed il '66 Paso ottiene alcuni buoni piazzamenti ma non riuscì a cogliere vittorie visto lo strapotere dell'altra moto di casa nostra (MV Agusta) cui si alternavano sul podio le giapponesi Honda e Yamaha. Il suo passaggio alla Benelli segnò anche la crescita a livello di risultati e di popolarità: Pasolini divenne l'alternativa italiana al mostro sacro Giacomo Agostini tanto che i tifosi italiani si divisero tra "pasoliniani" ed "agostiniani", come era accaduto trent'anni prima con Coppi e Bartali. Paso iniziò a collezionare vittorie, ma sfortunatamente per lui non ci fu mai la gioia del titolo mondiale più volte sfiorato ma mai conquistato. Una circostanza che, unita alla spettacolarità della sua azione ed all'affetto dei tifosi, lo accomuna ad un'altra figura mitica e drammatica del mondo dei motori, Gilles Villeneuve. Nel 1971 Pasolini tornò a Varese, dove l'Aermacchi era stata affiancata dalla Harley Davidson in un connubio di enorme prestigio. Con il nuovo mezzo Pasolini continuò la sua battaglia contro Agostini e la MV, ottenendo tre vittorie in 250 nel 1972 e sfiorando di nuovo il titolo che per un solo punto andò a Jarno Saarinen. Nel frattempo Paso era riuscito a trionfare in ben dodici GP in 350 (10 in Benelli, 2 in Aermacchi) e a vincere sei titoli nazionali tra 250 e 350. 

Il destino accomunò di nuovo il pilota finlandese a quello italiano, nel modo più tragico. Il 20 maggio 1973 a Monza si corse il Gran Premio delle Nazioni, gara attesa a cui assistì un gran pubblico. Pasolini fu grande protagonista della categoria 350, durante la quale compì una rimonta fantastica ai danni di Agostini stabilendo il nuovo record del tracciato brianzolo. Ancora una volta però la sfortuna ci mise lo zampino, fermando "Paso" a pochi giri dalla bandiera a scacchi per un guaio meccanico. Ma il peggio arrivò poco dopo con le 250. Al primo giro avvenne l'incidente che uccise sia Pasolini che Saarinen: al "curvone", la prima piega del tracciato, il centauro italiano perse il controllo della moto per cause mai del tutto chiarite (grippaggio, olio in pista, asfalto sconnesso?) e andò a sbattere contro il guard rail. La sua Harley rimbalzò contro le protezioni e centrò in pieno Saarinen: il motociclismo perse in poche frazioni di secondo due dei piloti più amati. Quello che seguì fu irreale: nel marasma caddero una decina di piloti, altri continuarono sotto choc, mentre pure la direzione di corsa e i soccorsi faticarono a coordinarsi. Nel groviglio rimase gravemente coinvolto un altro pilota italiano, Walter Villa; sarà proprio lui negli anni successivi a portare i titoli iridati delle classi 250 e 350 alla Harley Davidson Aermacchi, completando la "missione" portata avanti dal "Paso". Fino alla fine.

Damiano Franzetti
sport@varesenews.it


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