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Calcio - Varese-Rimini 0-2 I Romagnoli passano con merito al Franco Ossola. Pesante ko anche della Pro Patria a Cesena (4-1)
Il Rimini mette nei guai Sannino

(11 gennaio 2004) Al fischio finale dell'arbitro è rimasto in piedi, braccia conserte, vicino alla panchina, aspettando che tutti i suoi giocatori lasciassero il campo. Giuseppe Sannino li ha fissati uno a uno e poi ha infilato il tunnel che porta agli spogliatoi. Come dire: «io ho aperto e io chiudo questo ciclo». Un gesto che riassume l'assunzione di responsabilità totale per la quarta sconfitta consecutiva e una crisi che secondo le leggi del calcio puo' avere un solo esito. Tutti, compreso il direttore sportivo Luciano Serra, hanno negato che ci sia già un'alternativa al mister campano. L'unico ad ammettere esplicitamente lo stato di pericolo con la consueta serenità d'animo è stato proprio lui, Sannino. Che fosse un "talebano del campo di calcio" - come qualcuno lo ha definito - , nel bene e nel male, lo si era capito fin dalla sua prima comparsa al Franco Ossola. Grande personalità, sia nello spogliatoio che davanti ai microfoni dei cronisti, e grande senso di responsabilità. «Un allenatore è in pericolo fin dal primo giorno che arriva su una panchina - ha detto dopo la partita con il Rimini -. È normale che l'allenatore sia solo in questi momenti. Io ho sempre detto chi siamo, anche quando le cose andavano bene. I ragazzi oggi, nonostante la sconfitta, non hanno colpe perché hanno dato tutto».

Sannino con le sue dichiarazioni spiazza un po' tutti, perché la sua solitudine è sì la conseguenza dei brutti risultati  nelle ultime quattro partite, ma anche di qualcosa d'altro. In tribuna con i Turri c'erano alcuni ex allenatori del Varese (potrebbe essere anche solo un caso) e il sodalizio con il ds Serra sembra non più essere tale, dopo il diverbio di Pistoia sull'impiego del giovane Ligori. Eppure Sannino ha sentito il bisogno di difendere la società. «Ai Turri non si puo' recriminare nulla, in questi due anni hanno speso tantissimo per la squadra. Insomma  hanno dato molto. Perciò in situazioni del genere è giusto fermarsi e fare una riflessione sul da farsi».

Quanto poi vicina sia la squadra al proprio allenatore è difficile dirlo, si dice anche che una parte della stessa gli remi contro. Il capitano Salvatore Avallone prende le difese di Sannino. «Siamo in difficoltà a livello fisico e tattico, ma il mister non c'entra nulla. Le colpe sono nostre. In campo siamo poco brillanti... è l'ultima persona che se ne dovrebbe andare, ma questa è una mia opinione personale», si affretta a precisare il capitano. 
I tifosi discutono animatamente e si avverte in loro un certo disorientamento. I Turri per una contestazione da improvvisare su due piedi sarebbero bersagli fin troppo facili, ma in questa situazione gli si puo' rimproverare poco o nulla. Allo stesso tempo è difficile percepire una volontà ostile a Sannino, non c'è una contestazione esplicita nei suoi confronti. E allora, di fronte all'intelligenza e ai modi garbati di questo allenatore, alle buone cose fatte vedere prima della crisi, non rimane altro che appellarsi alla ferrea irrazionalità delle regole del calcio, come suggerisce un vecchio tifoso: «Da che mondo è mondo nel calcio quando si perde il primo a saltare è l'allenatore».


La cronaca della gara

Michele Mancino
sport@varesenews.it


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