Calcio-Intervista
al fantasista nigeriano della Pro Patria Ike kalu che sogna
la serie A e l'Olimpiade di Atene con la sua nazionale
«Per le strade di
Kadula è cominciata la mia avventura nel calcio»
(8
ottobre 2003) È arrivato in Italia all’inizio del 2003,
a pescarlo in Nigeria sono stati gli osservatori del Milan
che poi l’hanno dirottato a Genova, nella primavera della
Sampdoria.
Poi il passaggio alla Pro Patria in C1 per farsi le ossa e
cominciare a conoscere la difficoltà del calcio italiano.
Ike kalu (a lato
nella foto), ha 19
anni, non parla ancora bene la nostra lingua, ma ha già le idee chiare su quello che vuole fare da
grande.
IKe Kalu, dove è nato e a che età ha cominciato a
giocare a pallone?
«Sono nato a Kadula, una piccola cittadina di 4000
abitanti che si trova non molto lontano dall'ex capitale
Lagos. Lì, tra quelle strade ho iniziato a giocare a calcio
da bambino, con il mio amico Cyril Gona. Siamo cresciuti
insieme e anche lui oggi è in Italia, al Brescia».
Qual è stata la sua prima squadra, in quale categoria?
«A quindici anni sono stato ingaggiato dal Jasper team, in
seconda divisione, una specie di campionato primavera. Lì
è iniziata la mia avventura nel calcio professionistico».
Da gennaio è in Italia, in Nigeria ha lasciato la sua
famiglia, è dura vivere lontano da casa?
«In Nigeria ci sono i miei genitori, i miei due fratelli, anche loro giocatori, e tre
sorelle. Siamo una famiglia numerosa e mio padre lavora in
fabbrica. Li sento spesso e spero
che presto qualcuno di loro possa raggiungermi. Là ho
lasciato la mia fidanzata (sorride timidamente ndr) ma ho dovuto
farlo, il mio lavoro e il mio futuro sono in Europa».
Da Kadula a Genova, poi Busto Arsizio. Come giudica queste
esperienze?
«Genova è una città molto bella, assomiglia un po’
alla mia soprattutto perché c'è il mare. È stato tutto
molto rapido, non ho avuto modo di conoscere la realtà
genovese. Adesso sono a Busto e mi trovo bene. Busto è
piccola, tranquilla. Vivo nello stesso palazzo insieme ai
miei compagni Mariani, Boscolo, Mariotti e Morante. Jacopo
(Mariani ndr) mi aiuta un po’ con la lingua. Comunque vado
d’accordo con tutti, ( e sorride mentre saluta Arioli che
rientra nello spogliatoio ndr) anche Giovanni è un grande
amico e mi dà tanti consigli».
Oltre ai suoi compagni di squadra chi conosce nel nostro
paese?
«Ogni tanto mi vedo con Oba oba Martins, ma mi sento
anche con gli altri miei connazionali come Obodo, che gioca
nel Perugia e Makinwa, che si trova a Como. C’è un bel
gruppo di nigeriani in Italia, grazie a loro non sento la
nostalgia di casa».
Torniamo al calcio, lei è di proprietà dal Milan. Oltre
a quella rossonera, in quale altra formazione le piacerebbe
giocare?
«Parma è una bella piazza, ci sono tanti giocatori giovani
e la società punta spesso sulle nuove promesse. Credo che
sia l'ambiente adatto per crescere. Spero comunque di
arrivare presto in serie A. Certo anche con il Milan, ma lì
ci sono tanti campioni, sarebbe più dura trovare spazio, mi
accontenterei quindi di qualche città più piccola».
Quali giocatori ammira e a chi pensa di assomigliare?
«Totti e Zidane sono molto famosi nel mio paese, però
il mio idolo è il mio compagno e capitano della nazionale
Ochocha. Per il resto non penso di assomigliare a qualcuno.
Quando ho iniziato gli allenatori mi facevano giocare a
centrocampo, adesso faccio la punta di appoggio. Per me l’importante
è giocare e aiutare i miei compagni a vincere, cerco di
ascoltare i consigli del mister. Ho ancora tanto da imparare».
Lei è giovane, come vede il suo futuro nel mondo dorato del
pallone?
«Vorrei girare l’Europa, mi piacerebbe andare anche in
qualche formazione spagnola, inglese o francese. Solo così
si migliora e si diventa più bravi».
Quali sono i suoi obiettivi stagionali?
«Segnare qualche gol per la Pro, spero già da domenica, e
conquistare l'affetto dei tifosi biancoblu. E poi andare
alle Olimpiadi di Atene con la mia nazionale».
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