Calcio - Intervista
a Mario Turri presidente onorario del Varese
«Abbiamo rimediato
agli errori del passato»
(11
novembre 2003) Il giorno dopo il vittorioso derby di Busto
Arsizio abbiamo incontrato il presidente onorario del Varese
Mario Turri (foto),
che a
ruota libera ha parlato del passato, presente, e futuro
della società biancorossa.
Presidente partiamo dal successo nel derby, battere i cugini fa sempre piacere.
«Grande soddisfazione, anche se bisogna essere
onesti, come ha riconosciuto a fine gara il nostro
allenatore, la Pro Patria meritava qualcosa di più. Però
questo è il bello del calcio, a volte si raccoglie quando
non è giusto. Vede anche noi a Ferrara e in casa con la
Reggiana non meritavamo di perdere. Ma la Pro Patria è una
buona squadra e si tirerà fuori».
E il Varese, invece che campionato farà?
«Faremo un buon torneo, abbiamo un ottimo allenatore, dei
buoni giocatori, e tanti giovani di belle speranze alle
spalle, tra tutti Fiumicelli e Aloe. Sono molto fiducioso
sul futuro di questa squadra. Una squadra che finalmente non
è composta da giocatori in prestito, ma di nostra
proprietà. Tutto questo grazie al nostro direttore sportivo
Luciano Serra».
Però la rosa è composta da solo 22 giocatori, non sono
pochi per affrontare un campionato così lungo e duro?
«È' vero, 22 elementi rappresentano il minimo
indispensabile per la stagione, ma Serra aveva un compito
preciso e l'ha fatto benissimo. Serra, dopo 11 anni di
militanza in Sardegna, è venuto a Varese e con
intelligenza, in silenzio e con professionalità, ha
rimediato agli errori che abbiamo commesso nel passato.
Avevamo 37 giocatori in rosa e sotto contratto, un monte
stipendi molto oneroso da sostenere. Il direttore sportivo
ha sfoltito il gruppo, ha ridimensionato e rinnovato la
squadra acquisendo anche elementi di valore, come Dionisio,
Circati, Preite, Langella, per non parlare di Mussi.
Inoltre, e questa è la cosa più importante ha puntato
tutto sulla necessità di avere giocatori di nostra
proprietà o al massimo in comproprietà con altre
società, ad esempio come Mussi, il cui restante 50 per
cento del
cartellino è dell'Ancona.
Tutto questo lavoro, dal punto di vista economico alla
fine cosa significa, c'è una relazione con le voci di un
vostro disimpegno dalla società?
«Vuol dire aver patrimonializzato, vuol dire aver rimesso a
posto molte cose, e che se andremo via, lasceremo una
società in ordine. Però per queste cose c'è ancora tempo.
Ne riparleremo più avanti. L'unica cosa che posso affermare
è che noi al Varese ci teniamo, abbiamo commesso qualche
sbaglio, ma solo per ingenuità o perché male
consigliati».
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