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Ippica - La stagione estiva dell'ippodromo Le Bettole è alle porte. Molte novità e tante lamentele
«L'Ippica italiana è come le tribù africane»

(Varese 23 maggio 2003) Conferenza stampa con suspense alla club house dell'ippodromo de "Le Bettole". Il gotha del galoppo varesino, dopo un lungo conclave, si presenta ai giornalisti, in attesa da una buona mezzora, con un pesante elenco di doglianze. Il primo ad attaccare è il conte Guido Melzi D'Eril (foto), consigliere di amministrazione della Società varesina incremento corse cavalli ed ex commissario dell'Unire. «C'è una situazione delicata. Il sistema misto che separava  le scommesse dall'attività sportiva, che prevedeva un bando per l'allargamento dei punti vendita, non ha dato i risultati sperati. Ci sono stati problemi con le agenzie ippiche che hanno avuto difficoltà di avviamento e non pagano, con loro c'è un contenzioso aperto. Problemi anche con la tris. A questo va aggiunto che il decreto salvaippica, da noi chiamato decreto respirazione a bocca a bocca, è stato fatto saltare dalla maggioranza non so per quale motivo. Insomma i governi che si sono succeduti negli ultimi tre anni hanno fatto poco o niente».
Le ragioni di questa situazione, secondo D'Eril, sono da ricollegare non solo all'assenza di una volontà politica, ma anche ad una mancanza di unità nell'ambiente ippico. «L'ippica italiana è paragonabile alle tribù africane che si scontrano tra loro. Così la tribù dei proprietari, quella delle agenzie e quella degli allevatori seguono ciascuna la propria strada senza una strategia comune.  Aggiungiamo anche che il rapporto tra il Moloch delle finanza e il ministero della agricoltura non dà vita ad una concertazione equilibrata, perché uno parla e l'altro ascolta». 

Il settore, che sfama circa 30 mila persone, vive grazie al montepremi. « Noi abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare. Abbiamo prodotto risultati, Varenne su tutti, abbiamo investito capitali, ma l'attenzione dell'ente e del governo non c'è stata. Oggi ci sono in giro per il mondo, per essere coperte da stalloni la cui monta puo' arrivare a costare fino a 30mila euro, almeno 600 nostre fattrici». 
Guido Borghi, presidente della società varesina, rincara la dose. «Nel sistema non c'è una logica. I distributori del prodotto non fanno comunicazione, approfittano dei nostri investimenti e non danno nulla al settore e soprattutto non mantengono gli impegni».

Nonostante la situazione generale non proprio rosea, l'ippodromo de Le Bettole si appresta ad aprire una stagione estiva ricca di novità. Innanzitutto si correrà 11 mesi su 12, per coprire la carenza di galoppo nell'area nord-ovest, dopo la dipartita dell'ippodromo di Torino. Confermata "l'eliminazione" degli allibratori e la presenza del simulcasting che consentirà di giocare in contemporanea sugli altri campi di corsa. Il calendario del 2003 prevede 61 riunioni, per un totale di 413 corse. Sono previste anche riunioni il lunedì pomeriggio a partire dalla stagione autunnale (inizio 15 settembre).La stagione estiva, che si è alleggerita di quattro appuntamenti, prevede 26 riunioni, cinque tris, e un montepremi di oltre 2milioni euro distribuiti su 185 corse. Per incentivare le famiglie e i giovani a frequentare l'ambiente dell'ippica, la società ha previsto l'entrata gratis per tutto il mese di giugno, lasciando in sospeso il discorso per luglio e agosto, sulla base dei risultati dell'esperimento. Oltre alle classiche varesine, Criterium, La Novella, Borghi, Memorial Mirko Marcialis e Gran premio Città di Varese, da quest'anno è previsto un premio dedicato al grande Mario Benetti, allenatore che tanto ha dato al galoppo italiano; mentre il palio dei comuni si correrà su tre giornate. La stagione estiva prevede inoltre alcune attività collaterali tra le quali spicca la novità della scuola di ballo latino-americano, mostre d'arte, una serata dedicata alle rosse di Maranello, sfilate di moda e degustazione di vini. 

«Il nostro ippodromo è un piccolo gioiello - conclude Borghi -, a detta degli allenatori ha la migliore pista in erba d'Italia, è altamente produttivo, porta all'ente statale ricavi pari al doppio dei costi sostenuti per noi. Abbiamo continuato ad investire nella struttura per migliorare l'offerta e cercare di avvicinare la gente a questo sport». 
Varese porta energie necessarie all'ippica, ma cosa riceve dallo Stato? 
Chiaro e forte: niente soldi, niente corse.


Michele Mancino
sport@varesenews.it


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