Hockey
ghiaccio -
La società lancia
un grido disperato: il glorioso marchio potrebbe cessare di
esistere. Il campionato è alle porte e sul futuro del
palaghiaccio di via Albani non ci sono buone notizie
«Se il Comune non risponde, la Mastini Hockey chiude i
battenti»
(7
giugno 2003) Delusione, tristezza, rabbia. E si potrebbe
andare avanti così per almeno 20 pagine. Questi sono i
sentimenti della Mastini Hockey che, dopo tante promesse sul
futuro del palaghiaccio, si trova nel momento più importante
dalla rinascita in un'assurda situazione di stallo. Il Comune,
sulla sorte della struttura, non dà risposte certe e la
società non puo' programmare il futuro. Dopo tanti anni, infatti, si intravedeva la possibilità di ritornare nel gotha
dell'hockey ghiaccio, ma, arrivati al dunque, le istituzioni
che dovrebbero fare corpo intorno al progetto del Palalbani si
dissolvono come neve al sole.
Per programmare una stagione di alto livello occorre avere
davanti almeno una prospettiva di tre anni per garantire i
contratti pubblicitari e la programmazione sportiva. Invece, a
pochi mesi dall'inizio del campionato, non si sa ancora chi e
soprattutto se ci sarà una gestione della struttura (si era
fatto anche il nome di Aspem).
Evidentemente non sono bastate le vittorie negli ultimi due
campionati, non sono bastati gli entusiasmi ritrovati e di
pubblico e di dirigenti, non sono bastate le prospettive delle
Olimpiadi Invernali a Torino nel 2006. Si va avanti così da
anni: la copertura è da rifare, la struttura è da
rimodernare nel suo complesso. Ma più dei soldi, mancano la
volontà politica di agire e un progetto di lungo respiro, la
società ne è convinta al punto da lanciare un appello
disperato e disperante: se il Comune non darà risposte entro
una settimana la Mastini Hockey cesserà di esistere, con
tutto il passato ricco di gloria e il futuro ricco di
speranze. Un grido lanciato dalla società attraverso il
vicepresidente Massimiliano Colombo: «Nessuno giocherà più
sotto questo glorioso nome e marchio».
A mali estremi,
estremi rimedi, dunque. Un'affermazione che in termini
affettivi gli costa almeno venti anni di vita, con tutto
quello che ci puo' stare dentro: sogni, impegno, emozioni e
ricordi incancellabili.
Colombo è calmo, ma questa volta la misura è colma. «In
questa città ci sono le energie economiche per ragionare
intorno ad un progetto nel lungo periodo - dice il dirigente
-. L'hockey ha dimostrato che lo sport a Varese è un valore,
perdipiù in un momento negativo per altre discipline più
blasonate. Che ci regalino almeno il ghiaccio, una soluzione
la si puo' trovare anche con formule miste, con cordate di
privati che potrebbero fare la loro parte. Le parole non
bastano più, occorre agire. Nel frattempo io ho iscritto la squadra
d'ufficio al prossimo campionato ». Colombo, per spiegare la
situazione, cita persino l'eloquente battuta di un assessore
televisivo "alle varie ed eventuali", noto al popolo
di Zelig per il suo decisionismo un po' confuso.
La Mastini Hockey ha fatto bene in questi ultimi anni, perché
ha seminato tra i giovani e ha seguito la politica della
programmazione. Il suo vivaio è tra i più floridi in Italia,
i suoi giocatori primeggiano anche in altre formazioni
(Torino, Aosta) e una soluzione estrema, come quella prospettata da
Colombo, sarebbe una perdita secca, difficilmente rimediabile
per l'immagine di una città e di una provincia che
hanno detto di puntare sul marketing territoriale. Nell'ultima riunione in
Comune dalla
commissione sport non è emerso niente di nuovo. Alle promesse
di qualche mese fa, sono seguite le timide parole di Marco
Caccianiga, che prospetta un intervento temporaneo per la
copertura. L'unica preoccupazione dell'assessore
"carioca" è non tenere chiusa la struttura per non
danneggiare gli amatori, forse dimenticando che l'hockey
ghiaccio è il miglior spot per attirare i pattinatori
della domenica.
I Mastini sono Mastini e non si perdono facilmente d'animo.
Combattere è nella loro natura e prima della resa finale
potrebbero riservare qualche iniziativa clamorosa.
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