Hockey
– L'analisi
dell'ex portiere di Varese e della nazionale sulla sto di
salute dell'hockey in Italia
«L'hockey
risorgerà», parola di Big Jim Corsi
Ha il solito sguardo di chi la sa lunga, perlomeno quando si
parla di hockey. Portiere della nazionale e di Varese ai
tempi d'oro, Jim Corsi, soprannominato dai tifosi Big Jim,
analizza la situazione dell'hockey italiano, sulla via della
guarigione, ma non ancora uscito completamente dalle secche
della crisi.
(foto: Jim Corsi,
tra Gellert e Gorini, un allenamento prima della sfida con i
Beavers)
Corsi, perché Varese ha attraversato questo periodo buio?
«Non è solo la condizione di Varese, ma di tutto l'hockey
in Italia, che ha attraversato un periodo difficile».
La situazione quando giocavate voi era molto diversa?
«Erano diverse le premesse. Quando io sono arrivato in
Italia, come altri oriundi, sono venuto per giocare e non
per il contratto. Non sapevamo quale fosse il futuro che ci
aspettava. Avevamo una passione che ha contagiato tutto
l'ambiente, la città era viva e la gente sentiva questa
passione».
E dopo, cosa è successo?
«Hanno prevalso i mercenari. Soldi, contratti ricchi, ma
poca passione. Se la molla che ti fa giocare è il danaro è
finita. E poi si creava uno squilibrio tra le squadre, e il
campionato perdeva di credibilità. E la gente non è
stupida, vede chi scende sul ghiaccio e come gioca. Noi
avevamo una mentalità vincente perché pulita. Quasi
tutti abbiamo messo su famiglia in Italia, moglie e figli,
ci si sentiva parte della città e la gente lo riconosceva e
ti ripagava con l'affetto e il palaghiaccio esaurito».
La federazione non ha responsabilità?
«La federazione ha responsabilità per il futuro. Se
saranno capaci di creare un vero mercato nell'hockey, una
vera concorrenza tra le squadre, un campionato spettacolare
e non finto con due, tre squadre che giocano contro i
brocchi, allora l'hockey ce la farà».
|