Hockey
Ghiaccio- Intervista
ai due uomini di punta della Mastini: Coach Odino e al
direttore sportivo Teo Malfatti «Il ghiaccio a Varese
tornerà rovente»
(21
settembre 2002) Frank Odino e Matteo (Teo) Malfatti. Il
primo porta il nome di un dio nordico, che ben si addice a
chi vuole ritornare nell'olimpo dell'hockey; il secondo è
legato a doppio filo con la città, per il passato di atleta
e il presente di manager sportivo. Due nomi che
rappresentano un capitale di esperienza e di passione
necessari al rilancio della Mastini. Saranno loro due i
cardini su cui ruoterà la nuova sfida sportiva lanciata
dall'hockey a Varese
Coach
Odino (foto a lato)
perché ha accettato questa sfida?
«Perché amo questo sport. È difficile dimenticare l'odore
e il calore del ghiaccio, il clima dello spogliatoio. E poi,
quando ho visto l'anno scorso questa squadra, l'entusiasmo
dei ragazzi e dell'ambiente, ho capito che si poteva fare». Che eredità le ha
lasciato Igor Kosovic?
«Più che buona. Un gruppo di giovani tutti tra i 20 e i 22
anni, bravi tecnicamente e molto motivati» La società ha
annunciato grandi programmi, una risalita nella massima
serie in tre anni. Questo gruppo ce la puo' fare?
«Direi che la squadra esprime un tasso tecnico elevato e
nello scorso campionato lo ha dimostrato. Teniamo conto poi
che il campionato di B non è molto competitivo. Con
l'innesto di due o tre stranieri e il rientro di alcuni dei
nostri, come Merzario, Galli, Macchi non è esagerato dire
che possiamo aspirare alla A2». Malfatti
(foto a
lato)
che cosa è successo a Varese dopo i grandi fasti degli anni
Ottanta ?
«Il declino dell'hockey non ha colpito solo la nostra città.
C'è stata un'involuzione in tutta la serie A per tutti gli
anni Novanta. Ora questa tendenza sembra essersi invertita.
A Varese l'hockey è stato grande e oggi c'è una spinta
societaria per tornare a quei livelli. L'ingresso dei
Colombo ne è una dimostrazione» Varese ha
avuto comunque il merito di mantenere accesa una fiammella
con il settore giovanile.
«Certo, è stata una scelta giusta che oggi dà i suoi
frutti. Direi però che c'è un interesse di tutti al
ritorno di Varese nel grande hockey. Ad esempio, per Bolzano
quella con Varese era la sfida del campionato, una classica
e il fatto che non ci sia più nuoce anche a loro. A Varese
rimangono problemi strutturali, come il Palalbani. Le
recenti dichiarazioni degli amministratori comunali non
fanno ben sperare. Di buono c'è che la convenzione con
l'attuale gestione è stata prolungata per tutto l'anno e
quindi possiamo fare un minimo di pianificazione. D'altronde
gli impianti più vicini sono quelli di Como e Milano». Coach Odino perché secondo lei nella vicina Svizzera
l'hockey è uno sport così diffuso e seguito, è solo un
fatto di cultura sportiva?
«No, è un fatto di organizzazione. In Svizzera la
federazione funziona perfettamente. Le società sono
invogliate ad investire perché funziona tutto alla
perfezione. Dopo due giorni che hai finito il campionato
conosci già il calendario del prossimo campionato, sai
quando avrai a disposizione il ghiaccio per allenarti. Da
noi è esattamente il contrario e con tanta incertezza non
si puo' creare un movimento intorno all'hockey , perché
diventa difficile anche per gli allenatori organizzare la
squadra». Nel 2006 ci saranno le Olimpiadi invernali a Torino. Due
anni fa alcuni giovani mastini furono convocati nella
nazionale under 19 e poi rimandati subito a casa per fare
spazio a giovani altoatesini. Per le prossime Olimpiadi i
giovani varesini hanno qualche chance?
«Penso di sì. Da sempre la gestione della federazione ha
prediletto alcune squadre a dispetto di altre. I nostri
ragazzi sono validi tecnicamente e quella è una chance che
potranno giocarsi se il progetto appena cominciato si
realizzerà».