Hockey
Ghiaccio - Intervista
a Claudio Pucci portiere della Mastini Varese Hockey
Mastini:
grinta e voglia di vincere
(20
gennaio 2003) Ha 26 anni, si sta laureando in giurisprudenza
con una tesi in economia politica e da grande vorrebbe fare
l'avvocato, magari con specializzazione in contratti
sportivi. Stiamo parlando di Claudio Pucci (detto Puc,
pronunciato con la c dolce), varesino doc ed estremo
baluardo della Mastini Varese Hockey.
Perché si inizia a giocare hockey?
«Io avevo 8 anni e quando andavo al palaghiaccio
l'hockey contava tanto, ti bastava vedere una partita
e rimanevi folgorato. L'entusiasmo dell'ambiente e dei
tifosi era incredibile. Un amore e una passione che ti
prende e non ti molla più. Ci sono sensazioni che è
difficile descrivere»
Ad esempio?
«L'odore del ghiaccio. È un odore particolare che ti
riempie e quando in estate non c'è si prova una sensazione
di mancanza molto forte. È indimenticabile».
Perché mai un genitore dovrebbe avviare il proprio
figlio alla pratica di uno sport considerato violento?
«La violenza dell'hockey è solo un luogo comune, una
grande inesattezza. Io da quando gioco non ho mai visto
incidenti gravi. Cio' che trae in inganno è l'estrema
velocità: vai in campo per 50 secondi e in quelli devi dare
tutto, perciò vai come un pazzo. A volte gli scontri sono
eclatanti, ma non c'è alcuna violenza e poi siamo molto
protetti».
Che tipo di
preparazione dà l'hockey?
«Completa. Devi saper pattinare, devi avere resistenza
e un grande coordinamento. Non è semplice stare in
equilibrio bardati in quel modo. È molto formativo per un
ragazzo».
Non hai mai avuto la
tentazione di emigrare in Svizzera dove l'hockey sta
nell'olimpo sportivo?
«Sì, io ci ho pensato, però sono loro che non hanno
pensato a me (sorride ndr). D'altronde con il vivaio che
hanno...»
L'anno scorso avete vinto il campionato e siete approdati
in serie B e quest'anno?
«Quest'anno si parte da un gruppo forte e affiatato che
potrà contare sugli innesti di alcuni rientranti come
Galli, Merzario e Giacò che hanno maturato esperienze
importanti. Siamo cresciuti tutti insieme e tra noi c'è un
grande senso di appartenenza alla società Mastini
Perché tanti anni di buio a Varese?
«È un problema di questa città, se tutto va bene allora i
tifosi ti adorano, ti sostengono in tutti i modi. Se va male
scatta l'indifferenza ed è quello che è successo
all'hockey. Molto meglio la protesta, perché almeno sei
considerato»
Per molto tempo siete stati allenati da Igor Kosovic,
quali cambiamenti ha apportato Frank Odino?
«Non molti, ma alcuni fondamentali, soprattutto sul piano
del gruppo e nella disposizione dello spogliatoio.
Soprattutto ha portato grinta e voglia di vincere, una sana
competizione nel gruppo».
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