(3
aprile 2003) In vista del nuovo appuntamento di domenica a
Piediluco abbiamo incontrato l’allenatore Renato Gaeta,
artefice in meno di un anno dei successi della Canottieri
Monate, dopo quindici anni di limbo.
Gaeta, 10 anni di nazionale, 8 titoli nazionali, 2
medaglie di bronzo ai campionati del mondo e due Olimpiadi
disputate sono un eccellente biglietto da visita.
«Dal punto di vista personale non posso lamentarmi,
peccato aver sfiorato il podio all’Olimpiade, ma sono
comunque soddisfatto della mia carriera da atleta».
Perché ha poi deciso di allenare ?
«La passione per questo sport era ed è troppo forte,
sentivo il bisogno di trasmettere il mio entusiasmo ai
giovani. Così dodici anni fa mi sono trasferito dal sud a
Varese. È stata una scommessa. Io amo le sfide».
E ora da meno di un anno Monate, un’altra sfida?
«Senza dubbio. A Varese non condividevo più i
programmi della società e per una combinazione fortunata a
Monate stavano cercando un allenatore. Il gruppo dirigente
è giovane e pieno di entusiasmo e voglia di fare. Io sono
sempre alla ricerca di nuovi stimoli».
Ma il canottaggio non è uno sport ricco e richiede
enormi sacrifici?
«Non si guadagna con il canottaggio, io insegno in una
scuola media e poi alleno la sera, è il solito problema
degli sport purtroppo considerati minori e con la crisi del
Coni le difficoltà sono aumentate. I finanziamenti ormai
sono ridotti all’osso. Ma noi andiamo avanti lo stesso».
Torniamo a Monate, in meno di un anno tre successi, ci
racconta come sono nati?
«Sono il frutto del lavoro e della convinzione. A
maggio dello scorso anno il gruppo era formato da 12 atleti,
oggi sono già 40 comprese 6 ragazze. La prima sfida è
stata quella di mettere in acqua un otto e un quattro di
coppia ai campionati italiani. Non avevamo grandi
aspettative ma io non lascio mai nulla al caso».
E
a ottobre, con solo cinque mesi di preparazione, avete vinto
il titolo per società.
«Sì, secondi in assoluto perché per essere precisi al
campionato partecipano anche le squadre militari e di solito
sono imbattibili. Hanno i mezzi e le risorse che noi non
possediamo e soprattutto uno sponsor, ovvero lo Stato. Ma
questo è un bene per il movimento».
A Marzo poi avete vinto il Titolo italiano di fondo e 15
giorni fa il terzo posto tra le società.
«Per noi la stagione non è mai finita, così abbiamo
regatato nel circuito del fondo che consiste in cinque
appuntamenti( ad ogni piazzamento è assegnato un punteggio
da cui si stila la classifica finale ndr) e nel campionato
regionale ottenendo risultati insperati alla vigilia ma
meritati sul campo».
I prossimi obiettivi quali sono?
«Domenica 6 aprile parteciperemo al primo meeting
nazionale a Piediluco, per noi è un test importante,
l’intenzione è di riproporre ancora un otto competitivo
maschile e forse femminile. Puntiamo a far bene ai
campionati italiani che si svolgeranno a Milano a settembre».
Ma prima ci sono i mondiali.
«Dal 24 al 31 agosto. E’ la prima volta che si
disputano in Italia. Un evento quasi storico che coinvolgerà
tutti. Molti equipaggi stranieri, americani, cinesi,
giapponesi, verranno ad allenarsi nei tre bacini lombardi e
anche a Monate. Per noi è una vetrina straordinaria.
L’Italia è sempre stata ai vertici di questo sport,
nuovi campioni all’orizzonte?
«Se si riferisce ad atleti come gli Abbagnale, ne
nascono uno ogni 10000, il bacino da cui pescare non è
numeroso,i tesserati sono meno di 9000, per fare un campione
occorrono abilità, tecnica, destrezza, sensibilità e
soprattutto testa. Una barca è come un’orchestra, gli
atleti sono i musicisti, da questo splendido mix può
scaturire la sinfonia vincente. Ma il segreto è la passione
e il lavoro».
Cosa si augura per il futuro di questo sport?
«Innanzitutto più visibilità da parte dei media e non
solo per i tornei ad alto livello come un mondiale e un
olimpiade. Solo così gli sponsor potranno
avvicinarsi ed aiutare il movimento a crescere. Non
dimentichiamo che il canottaggio è un sport comunque
costoso, ad esempio una barca per il singolo può costare
circa 5000 euro. Ma andiamo avanti nonostante i sacrifici».