Tiro
a segno
- In
via Poligono una bella struttura che conta mille iscritti e
un'attività agonistica che promette bene
Tiro a segno, il futuro ha
sedici anni
(24
febbraio 2003) Il manifesto del campione olimpionico Roberto Di Donna campeggia
all'entrata. Una lunga teoria di 24 atleti, che si cimentano
con pistola e carabina ad aria compressa, è concentrata in
religioso silenzio sotto lo sguardo attento dei giudici di
gara. Il tiro a segno di Varese, che in questi giorni ospita
una gara regionale, è una struttura di tutto rispetto,
inserita in un'area verde molto bella e curata, alle pendici
del Sacro Monte. Vanta circa 1000 iscritti: molti
amatori, ma anche un bel vivaio e una squadra agonisti (57
atleti) che dà ottimi risultati. Il loro nume tutelare è il
presidente Gilberto Angelucci, un eccellente passato da
agonista con la carabina (puo' vantare nella sua carriera 3
gare a livello europeo e un terzo posto in Coppa Italia), e un
presente di impegno a tutto campo per questa disciplina. Tutti
lo salutano con affetto e cercano i suoi consigli e lui mostra
con orgoglio i risultati dei suoi pupilli: Letizia Mascioni,
Dario Escalante, Enrico Mirante e Marco Bianchi. Sono tutti
giovanissimi, non hanno più di sedici anni. «Questi ragazzi
mi danno grandi soddisfazioni - esordisce Angelucci -. Si sono
distinti nelle gare regionali e nei tornei internazionali (Bellinzona
ndr) con punteggi di tutto rispetto. Sono il nostro futuro».
(Sopra: Angelucci con i giovani allievi del tiro a segno)
A
proposito di futuro questo sport, come altri nella nostra
provincia, attinge le proprie leve nel mondo della
scuola. «Ai nostri inviti - spiega il presidente -
rispondono sempre una decina di ragazzi. La cosa
strana e che c'è un'immagine di questo sport poco legata
alla realtà. L'arma viene vista come offesa e non come
un'attività sportiva che presume e si esprime in un gesto
atletico e tecnico. Spesso all'inizio ci sono al loro
seguito le mamme tutte preoccupate, poi quando sono qui si
rendono conto che non c'è alcun rischio». Il tiro a segno
è una disciplina rigorosa, che richiede concentrazione e un
grande autocontrollo. I tracciati elettronici delle gare
indicano inesorabili picchi e cadute, segno che lo sforzo
mentale, l'immobilità e la capacità di mantenere costante
l'attenzione sul bersaglio sono gli elementi che fanno la
differenza tra il campione e il buon tiratore. «Quando vedo
un ragazzino che viene a provare capisco immediatamente se
è portato o no. Lo si nota da come si comporta. Certo poi
occorrono allenamento e formazione, ma in genere lo si
capisce subito. L'esperienza mi ha insegnato che in questa
disciplina i campioni sono persone semplici e umili, che
conoscono i propri limiti».
Varese
esprime nel tiro a segno dei talenti e nel recente passato
gliene sono stati "soffiati" due da un'altra
sezione. Angelucci sorride, un po' amaro, ma guarda avanti.
«All'estero questa disciplina è molto sentita, basta
andare appena oltreconfine (Mendrisio ndr) per trovare
poligoni che permettono di misurarsi sulla distanza dei
trecento metri, controllo elettronico e quant'altro. La
nostra è una struttura che ha molti costi e vive sul
volontariato, che ne garantisce l'efficienza sotto ogni
punto di vista. Abbiamo ottimi istruttori e un'attività
agonistica di buon livello. Certo l'eccessiva burocrazia non
ci rende la vita facile, occorrerebbe semplificare le cose,
snellirle ed evitare mille domande inutili».
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