|
Zuppa
di farro, tagliate di salumi e torte fatte in casa con le ricette della nonna.
Si ricomincia da qui al Borducan, l'ultimo baluardo di una Varese che non vuole
rinunciare ad alcuni punti fermi della sua storia. Ai luoghi dove la memoria si
raddensa, si raggruma, dove le voci e i volti si fissano ai muri e di
generazione in generazione fanno da controcanto ai mutamenti che succedono a
valle del borgo del Sacro Monte. Per quasi tutto il secolo è stato lì, fermo e
assoluto come il grande balcone che si squaderna sul panorama mozzafiato, a fare
da quinta scenografica, a fare da piccolo, incontestabile teatro; il nostro
palco privato di cui vorresti riascoltare i bisbiglii.
E
di storia e di storie sul Borducan e sull'omonimo leggendario elixir ce ne
sarebbero tante da raccontare; a cominciare da chi ebbe l'idea della magica
bevanda e che per primò fondò un locale che di questa portasse il nome. Fu
quel furetto del Davide Bregonzio dalla testa tizianesca - come riportano le
cronache coeve - erborista e garibaldino tra i Mille, ad inventare la magica
pozione: già esperto di amari e liquori durante un suo viaggio in Algeria
scoprì il meraviglioso gusto delle arance del posto. Il nome del frutto
nell'idioma algerino è appunto Borducan. Così volle chiamare, una volta
tornato in patria, la sua ultima creazione da quasi alchimista. Per poterlo
produrre aveva bisogno di un esercizio; fondò allora il bar omonimo, dapprima
in centro al borgo, poi lo trasferì dov'è adesso l'attuale Bar Montorfano in
cima alle Cappelle; infine gli eredi costruirono la palazzina che ancora lo
ospita. Tutto per poter servire quel misterioso liquore la cui ricetta si è
trasmessa, avvolta da una cortina invalicabile, di Bregonzio in Bregonzio. Fino
all'ultimo della stirpe, quel Bruno che, insieme alla sorella Anna, tutti i
varesini dell'ultimo cinquantennio hanno almeno visto una volta nella vita;
inerpicandosi per le Cappelle, con la macchina, o in bicicletta, ma in ogni caso
facendo tappa al Borducan, dove le due esili figure hanno fino all'ultimo tenuto
in piedi la "baracca" e con lei il mito. Sorridente e premurosa nonna
Anna, impassibile e ineffabile il Bruno, immortalato da Franco Pontiggia tra i
vip di Varese con le bottiglie di Borducan in mano. Anna, il Bruno e il
Borducan: tre entità diventate una cosa sola; una tautologia. Bruno e Anna
erano il Borducan e viceversa. Ecco perché l'eredità che oggi è sulle spalle
di Laura Bianchi, tris nipote del fondatore Davide, è pesante; tenere alta la
bandiera, conservare intatto da trasmettere magari a future generazioni questo
patrimonio più che centenario.
Da
qualche giorno il Borducan è ufficialmente riaperto con una nuova gestione;
tutta famigliare, tutta devozione e rispetto per gli avi. Piccolo passo
indietro: alla morte di nonna Anna, il Borducan passa in eredità ai figli di
lei, Franco e Armando Bianchi. Momento difficile: che fare di questo patrimonio.
Venderlo, tenerlo, trasformarlo o mantenerne i tratti principali? E della
ricetta segreta, cosa farne? Alla fine si sceglie. Il Borducan rimarrà a grandi
linee quello che è sempre stato. Risistemato, allargato con la creazione di
nuove confortevoli salette, un arredamento da vecchio albergo inglese e il
recupero degli altri piani per fare dell'edificio un albergo che si prefigura
tra i luoghi di ospitalità più preziosi e incantevoli della provincia. Un anno
fa circa, dunque, la riapertura ufficiale; con i Bianchi dietro le quinte e la
gestione affidata a terzi. Poi il cambiamento di rotta. Gli eredi decidono di
assumersi direttamente la responsabilità del rilancio del bar e dell'albergo;
questione di cuore, soprattutto, cose di famiglia. E dunque ci siamo; da oggi ad
accogliere l'escursionista abituale, il passeggiatore occasionale,
l'intellettuale che vuole silenzio, ragazzetti che marinano scuola, e tutto il
variegato mondo che ha abitato per decenni il Borducan, ci saranno la signora
Mirella De Vivo, nuora della signora Anna e Laura Bianchi, tris nipote del
mitico fondatore Davide Bregonzio. Cucina famigliare, ecco la grande novità
della nuova stagione, genuinità e freschezza sono le armi con le quali il
Borducan si prepara ad affrontare il nuovo secolo. Laura, 30 anni, brillante
futuro come architetto ed esperta di catering è disposta a versare ogni stilla
di energia per raccogliere la sfida: "Sono emozionata, un po' spaventata,
ma carica" dice, all'indomani della prima. "Il Borducan è sì
un'eredità della mia famiglia ma, me ne sono resa sempre più conto in questi
ultimi mesi, è un'eredità che ha un valore e un significato per tanta,
tantissima gente. Le aspettative degli affezionati, di tutti quelli che in
questi ultimi decenni hanno frequentato il bar della nonna e dello zio, sono
alte, è inutile nasconderselo. Si percepisce che non si vuole che questa storia
cambi pagina definitivamente ma che rimanga parte di quello che c'era. Per
questo la responsabilità che sento è grossa, ma grandi sono anche gli stimoli
e l'entusiasmo". Come farai a conciliare il tuo lavoro di architetto con
questa nuova missione? "All'inizio sarà difficile lavorare su entrambi i
fronti. Per me si tratta di imparare un mestiere e di capirne i segreti. Mia zia
è esperta, invece, la sua cucina è una garanzia." E così in omaggio alle
radici altoatesine della signora De Vivo, ecco i piatti tipici della sua
regione, salumi - deliziosi sono i crostini con il patè di salumi - e
soprattutto i canederli con il contorno di zuppe, minestre ed altre ricette di
cucina tradizionale. Insomma il Borducan abbandona la sobrietà essenziale che
lo aveva sino a qui contraddistinto per allagare le proprie offerte.
"Speriamo in una clientela che sia la più ampia possibile in fatto di
età" continua Laura. "Siamo aperti dalle 10 della mattina a
mezzanotte. Avremo a che fare con una clientela differenziata. Certo non
vorremmo che diventasse il luogo di ritrovo tipico del sabato sera con compagnie
troppo rumorose. Il nostro scopo è quello di intrattenere i clienti con un
servizio di qualità, dando loro l'occasione di godere di una cena o di un
pranzo o di un semplice aperitivo in totale relax e tranquillità". E non
dimentichiamoci l'albergo, ricco di una decina di stanze perfettamente
equipaggiate e dotate ciascuna della splendida vista a valle verso il lago e
verso la catena alpina. Buone notizie vengono anche dai prezzi delle
consumazioni, diminuiti rispetto a quelli in vigore negli ultimi mesi: per una
buona cena si va dalle trenta alle cinquantamila lire vino incluso; la camera
migliore dell'albergo, la suite, sarà vostra per 380.000. "In questo modo
contiamo di assolvere ad uno degli scopi che ci siamo prefissati: offrire alle
aziende della provincia la possibilità di gestire la permanenza dei propri
ospiti in uno spazio di qualità e a condizioni, crediamo, ottime".
Le idee di Laura non finiscono qui: mostre,
incontri di lettura, degustazioni particolari e ancora momenti specificamente
dedicati ai bambini. Ma niente paura. Oggi come ieri chi ha bucato la scuola
troverà al Borducan la stessa ovattata complicità e discrezione affettuosa che
tutti noi abbiamo provato. E l'elixir? Quello è al sicuro. "Abbiamo
consegnato la ricetta alla distilleria R.D.A" ci confidano: "Ora è
lì che si produce l'elixir, unicamente per noi, rigorosamente secondo la
ricetta inventata più di centoventi anni fa e ancora con procedimenti
artigianali". Nessun timore che qualcuno altro possa venirne a conoscenza?
"Nessuna paura. Un notaio e clausole rigorosissime vegliano sulla sua
incolumità". Il mito e il mistero sono al sicuro. Allora buona fortuna, di
cuore.
|