Varese
- Ad un anno dal
taglio del nastro, si inizia a costruire. Superati i
problemi legati allo scavo, occhi
puntati sulla divisione degli spazi interni
Cantiere del nuovo
ospedale: si
entra nel vivo
(26
settembre 2003) Ad un anno dall'inaugurazione ufficiale con
la visita del ministro della sanità Sirchia, il cantiere
dell'ospedale comincia a prendere forma. Per la verità è
ancora una forma abbozzata, fatta di una gettata di cemento
con i primi pilastri che dovranno sostenere i nove piani di
altezza, di cui due interrati.
«I problemi grossi sono ormai alle spalle» ha assicurato
il direttore generale dell'azienda ospedaliera Roberto
Rotasperti. I mesi scorsi sono stati, in effetti,
problematici per il direttore che ha dovuto affrontare una
serie di problemi e contrattempi, primo tra tutti quello
dello smaltimento della terra: «Ora lo scavo è finito e la
situazione migliorerà notevolmente. La consegna avverrà
nell'autunno 2006». Un ritardo, comunque considerevole, che
lo stesso sito dell'ospedale
sottolinea dichiarando la
consegna all'inizio del 2005 (il
tempo di esecuzione dei lavori è di 36 mesi, per cui il
nuovo complesso sarà pronto per l'inizio del 2005.)
Ritardi a parte, il
cantiere è ancora un magma in movimento:
«I
prossimi mesi saranno cruciali. Dobbiamo apportare alcune
modifiche al progetto causate dalle normative antincendio
entrate in vigore nel settembre 2002 e che ci imporranno
alcune variazioni abbastanza onerose. Inoltre sto
incontrando i vari dipartimenti per avere l'elenco delle
apparecchiature tecnologiche da acquistare: la lista sarà
sottoposta alla Regione. Ottenuto il via libera,
consegneremo l'elenco alla ditta che dovrà costruire in
base alle esigenze delle macchine. Entro fine anno, inoltre,
bandiremo l'appalto per l'acquisto degli arredi: le ditte in
concorso dovranno fornirci un progetto organico che dovrà
armonizzarsi con il progetto edilizio. Insomma, sono giorni
di grande impegno dopo i quali credo che mi potrò dedicare
ai lavori di cesello, per migliorare ulteriormente la
struttura che servirà Varese».
Nei progetti di Rotasperti, infatti, c'è la
"cittadella della salute": «Stiamo definendo
l'organizzazione interna ed esterna, e prende corpo la mia
idea di evitare l'incrocio dei flussi pazienti degenti e
utenti dei laboratori. ll padiglione centrale del Macchi
dovrebbe diventare la sede di tutti i servizi ambulatoriali.
Raduneremo, così, in viale Borri i vari punti di erogazione
sparsi per la città: da viale Monterosa, a via Rossi, a via
Luini. Così la gente non farà più confusione».
E
proprio in questa logica di creare un luogo tranquillo di
degenza, Rotasperti ha deciso di costruire esternamente la
cucina e la mensa ( al posto dell'attuale obiyorio), modificando il progetto iniziale che le
collocava nei sotterranei della grande H.
Riamane
ancora un'ulteriore grande sforzo che il direttore vorrà
compiere: «Mi voglio impegnare a stringere la città
attorno al suo ospedale. Vorrei riuscire a trovare amici che
sostengano spese per opere attualmente non previste, come
una sala congressi» E in effetti qualcosa si sta muovendo,
passata la tempesta forse gli amici torneranno a farsi vivi,
dopo una lunga assenza.
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