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Varese - Convegno regionale sulle patologie correlate al lavoro. Presentati i risultati della ricerca di nuove sostanze cancerogene. Auspicata una maggiore flessibilità nell'individuazione delle "malattie perdute"
Troppo poche le malattie professionali riconosciute

(19 settembre 2003) La prevenzione è la migliore arma per evitare l'insorgere di malattie anche in campo professionale. Ne è profondamente convinta la Regione Lombardia e, a catena, l'Azienda Sanitaria di Varese con il direttore generale Pierluigi Zeli. Così oggi, all'hotel Palace, sono stati presentati i risultati raggiunti nell'ultimo triennio in due diversi progetti.
Innanzitutto si è parlato delle "malattie perdute", quelle patologie il cui nesso con la professione svolta non è ancora riconosciuta appieno. In base alle denunce presentate all'Asl, i casi di malattie professionali sono di gran lunga più numerose di quelle riconosciute dall'Inail. «Non è possibile che l'80% dei casi accertati siano legati alla sordità - commenta Crescenzo Tiso, responsabile del servizio di igiene e sicurezza sul lavoro dell'Asl - vuol dire che la procedura di  accettazione è molto ingessata. Si deve arrivare ad individuare una metodologia più snella e flessibile». 
Fuori dai parametri "consueti" ci sono molti disturbi muscoloscheletrici: quei famosi "mal di schiena" che potrebbero essere provocati da movimentazioni. C'è poi tutto il vasto campo delle malattie da stress, dove convergono le sindromi da mobbing e quelle da inquinamento indoor, un'area per lo più sconosciuta. 
Sul fronte dei tumori professionali, l'Asl ha presentato i risultati del progetto pilota che ha interessato tre azienda sanitarie: oltre Varese, Lodi e Como. Ognuna impegnata in un settore differente. Per Varese si è trattato di scandagliare il settore del comparto chimico. L'obiettivo era quello di trovare sostanze potenzialmente cancerogene, che non rientrano nella lista di quelle riconosciute ufficialmente: «Nella nostra indagine, effettuata a campione - spiega Tiso - abbiamo individuato sostanze potenzialmente pericolose. Non rientrando nella casistica ufficiale, abbiamo individuato delle tecniche comportamentali in base alla 626, che abbiamo inviato alle aziende. Ora attendiamo i loro commenti e poi stileremo un documento. Rispettando alcune regole, potrà diminuire l'insorgere di tumori in attesa che vengano individuate sostanze alternative a quelle pericolose».

L'importante, viene sottolineato,è che ogni innovazione venga introdotta senza creare panico, ma responsabilizzando tutti gli attori della sicurezza nel ciclo produttivo. 

Alessandra Toni
sanit
a@varesenews.it


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