Varese
- Nuova sede per
il reparto di audiovestoibologia. Entro la primavera
prossima finiranno i lavori di ristrutturazione. Per Sandro
Burdo rimane da sciogliere un ultimo problema: la formazione
del personale
Audiovestibologia:
finalmente arriva la sede
(1
ottobre 2003) Da dieci anni attendevano uno spazio adeguato,
stipati in uno scantinato. I pazienti costretti in angusti
corridoi. E non pazienti qualunque: la maggior parte
bambini, piccoli, piccolissimi, anche di soli tre mesi.
Tutto per avere quell'orecchio bionico che restituisce
l'udito o che, comunque, ti fa uscire dall'isolamento.
Nella primavera prossima, se tutto andrà bene, l'Audiovestibologia
diretta da Sandro Burdo volterà pagina. Il direttore
generale dell'azienda ospedaliera Roberto Rotasperti ha
deciso di investire 500.000 euro per trasformare quello che
è adesso un ampio spazio abbandonato in un reparto degno
della fama internazionale che Burdo e la sua equipe si sono
costruiti negli anni. Qualche dato: 30.000 prestazioni
all'anno, di cui 6000 riabilitative, 500 pazienti al di
sotto dei 12 anni e 500 fino ai 18. Sul piano scientifico
sono in corso collaborazioni con il CNR per uno studio
sull'effetto delle onde elettromagnetiche sull'apparato
uditivo, mentre il reparto rientra nel gruppo regionale di
studio sulla sordità. Dal punto di vista formativo, infine,
audiovestibologia ha organizzato seminari a cui hanno preso
parte 2000 persone solo quest'anno, attribuendo 40 crediti.
«Appena
sono arrivato ho ricevuto sollecitazioni da più parti per
risolvere la questione - ricorda Rotasperti - e dopo aver
fatto visita al reparto mi sono reso conto che un
cambiamento era improcrastinabile».
Così il piano terra della palazzina che attualmente
accoglie il 118 verrà ristrutturata e ampliata per
accogliere l'attività di audiovestibologia: 500 metri
quadrati dove Burdo e la sua equipe (tre medici, 5
logopedisti, 5 tecnici e 3 infermieri) proseguiranno in
un'attività il cui valore è ormai riconosciuto
internazionalmente. (nella
foto sotto il prospetto del reparto)
«Risolto
il problema dello spazio - commenta Sandro Burdo - potremmo
definirci soddisfatti. Nonostante il grave periodo che
attraversa la sanità, noi ci sentiamo relativamente
tranquilli grazie alla fondazione che è stata costituita
per sostenere la nostra opera: reperimento di personale ma
anche di macchinari».
La Fondazione, nata nel giugno scorso, vede tra i suoi
membri un esponente dell'associazione Aguav, un
rappresentante del Comune di Varese, uno della Provincia e
altri 4 membri: presidente della fondazione è Giovanni
Cavenaghi ormai da 5 anni profondo estimatore dell'opera di
Burdo.
«Con
la consegna dei locali nell'aprile del prossimo anno -
prosegue Burdo - potremmo dire risolto uno dei principali
problemi. Rimarrà da sciogliere il nodo della formazione:
oggi i tre tecnici della mia equipe provengono tutti da
fuori provincia. E ciò perché non esistono scuole
professionali sul territorio. Io ritengo che si debba
investire sia per dare un'occasione lavorativa in più ai
nostri ragazzi, ma soprattutto per non vedere andar via
continuamente personale qualificato».
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