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Busto Arsizio - Un uomo di 73 anni ha trascorso la notte in Pronto soccorso perchè si è rifiutato di essere trasferito in altra struttura. La figlia denuncia: «A cosa serve un ospedale così grande?» 
Quattordici ore in Pronto Soccorso con la polmonite in attesa di un posto letto

(31 ottobre 2003) Ha atteso tutta la notte in un lettino del Pronto soccorso in attesa di una sistemazione. È quello che è accaduto ad un uomo di 73 anni che ieri sera, accompagnato dalla figlia Loredana, si è recato all'ospedale di Circolo di Busto Arsizio su suggerimento del proprio medico di base. «Quando siamo arrivati - ricorda Loredana - gli infermieri e i medici lo hanno preso in cura facendogli gli esami. Alle 22.10 avevamo il responso. La polmonite era confermata. Ma a questo punto è iniziato il bello. L'ospedale non aveva un posto letto libero per mio padre, per cui si stava organizzando lo spostamento in altra struttura ospedaliera».
La notizia, però, non è piaciuta a Loredana che si è opposta: «Capisco che per una patologia grave si proceda al trasferimento in una struttura più adeguata. Ma che razza di sanità è quella che non riesce a dare un aiuto ad un paziente affetto da polmonite? Che valore ha una struttura così grande come quella di Busto se i suoi cittadini non ne possono usufruire?».Con queste motivazioni forti, Loredana e il padre hanno ingaggiato un braccio di ferro con l'azienda ospedaliera: «Devo dire che il personale del Pronto soccorso è stato magnifico: si sono attivati per trovare un posto a mio padre. Hanno cercato in tutti i reparti. A mezzanotte e trenta è arrivato anche il responsabile del reparto che ha rifatto la ricerca. Nulla: non si è trovato un posto, nemmeno a pagamento.  Così, mio padre è stato sistemato nella sala gessi e tutto il personale sanitario si è dato da fare per assisterlo. Alle sei di questa mattina siamo stati spostati perchè dovevano fare le pulizie. Finalmente alle 10 si è liberato un letto in medicina e ora mio padre ha finito la sua odissea».
Sistemato il padre, Loredana ha voluto incontrare i vertici dell'azienda: «Ho incontrato il dottor Carlo Airoldi che mi ha spiegato le ragioni di questa situazione, legata al difficile periodo che sta attraversando la sanità. Io ritengo solo che la mia esperienza sia assurda: nel nostro ospedale ci sono ora 350 posti letto mentre un tempo ce n'erano 1200. Dobbiamo ribellarci a questo modo di gestire questo servizio pubblico se un ospedale non è in grado di servire i cittadini del comune a cosa serve? La scorsa notte almeno tre persone sono state dirottate in altri ospedali. È una cosa assurda».

Alessandra Toni
sanit
a@varesenews.it


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