Varese
- In Italia non
esiste una sufficiente sensibilizzazione sui rischi
derivanti da questa malattia infettiva. Il segretario
provinciale della FIMP: «Si rischia un'epidemia»
Un
nemico vero? Il morbillo
(15
ottobre 2003) I pediatri italiani lanciano l'allarme
morbillo. Il nostro paese è sull'orlo di una possibile
epidemia.
La denuncia è stata fatta nei giorni scorsi dalla Spes,
la rete dei pediatri sentinella che, coordinati
dall'Istituto superiore di Sanità, hanno monitorato 280mila
bambini fino ai 14 anni di età. I numeri parlano chiaro: tra
le malattie infettive è stato il morbillo a diffondersi
maggiormente, colpendo, nella primavera del 2003, 5
bambini ogni 1.000. L'infezione si è concentrata
soprattutto in Calabria con 20mila casi tra gennaio e maggio
e in Puglia con 15mila casi.
Al morbillo non si
sfugge: nelle aree dove non si vaccina a sufficienza la
malattia prima o poi compare, accompagnata da aumento
improvviso della morbilità, da aumento dei ricoveri per
morbillo e purtroppo da aumento della letalità.
Obiettivo della campagna vaccinale dovrebbe essere il 90%
dei bimbi di 15 mesi di età. Percentuale che, però,
dovrebbe essere incrementata per stare maggiormente
tranquilli.
Eppure nel nostro paese non si avverte una sensibilità
spiccata sul tema. La vaccinazione contro il morbillo è tra
quelle facoltative, ma non esiste una campagna
d'informazione adeguata. E, soprattutto, i tempi vengono
raramente rispettati: «Secondo il calendario vaccinale
della Regione Lombardia - spiega Marco Montalbetti,
segretario della Federazione Italiana Medici
Pediatri - il vaccino trivalente "morbillo, parotite,
rosolia" dovrebbe essere somministrato tra il
dodicesimo e il quindicesimo mese di vita. Ma spesso le
convocazioni le convocazioni arrivano con diversi mesi di
ritardo aumentando in modo
inaccettabile il numero dei bambini esposti al rischio di
contagio».
La
Regione sta organizzando una campagna informativa in grande
stile per la primavera prossima. Un'iniziativa
che va nel senso delle richieste dei pediatri italiani anche
sei mesi ulteriori d'attesa sono molto rischiosi: «Bisogna
partire subito con una sensibilizzazione e un coinvolgimento
maggiore dei settori di Igiene Pubblica - sottolinea
Montalbetti - Il numero dei non vaccinati ha eguagliato il numero
dei nati, e questa è la situazione ideale per la nascita di
un'epidemia».
Tanta preoccupazione è legata alle conseguenze del
morbillo: dal caso estremo della morte, si può arrivare a
quello meno raro dell'encefalite, una malattia grave e non
curabile, fino alle polmoniti.
Vaccinare i bambini, quindi, e nei tempi raccomandati.
Questo il messaggio che i pediatri lanciano, in attesa di
disposizioni dall'alto.
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