Varese
- Intervista al
vicepresidente di Anffas Onlus Varese, associazione attiva
da anni sul territorio e punto di riferimento importante per
quanti vivono la disabilità
Anno del disabile.
Tante le parole, pochi i fatti
(10
ottobre 2003) In
occasione dell'anno
europeo del disabile numerose sono le iniziative che si
svolgeranno sul territorio nella giornata di sabato 11
ottobre e che coinvolgono le associazioni di volontariato,
per sensibilizzare e favorire la conoscenza dei servizi in
questo settore che spesso restano nell'ombra.
Ma se molte sono state le occasione in cui parlare del
problema, attraverso incontri, convegni, conferenze, pochi o
addirittura nulli sono stati i provvedimenti concreti.
Ma cosa ne pensano le associazioni?
Abbiamo chiesto il parere dell'Anffas di Varese,
associazione che da anni opera sul nostro territorio ed è
sicuramente un punto di riferimento importante per quanti
vivono la situazione della disabilità.
«Certamente un'iniziativa
come quella di "Porte Aperte" è importante per
dare visibilità al lavoro delle associazioni - spiega
Emilia Palazzo, vice presidente Anffas Onlus Varese - e di
quanti si prodigano nell'aiutare le persone con disabilità
sia fisica che intellettuale. Ci piacerebbe che fosse
un'occasione concreta di apertura al territorio, di contatto
con la gente e non solo momenti per addetti ai lavori. Come
del resto lo sono stati molti convegni e incontri sul tema,
che si sono organizzati durante l'anno, e che però sono
rimasti solo teorici. Purtroppo, come associazione, dobbiamo
lamentarci della mancanza di provvedimenti veri sul problema
disabilità. E' anche vero che siamo in un momento
particolare, in cui si sta attuando la legge 328 del 2000
sul comparto sociale, che dà competenza ai singoli Comuni
di prendersi incarico dei progetti individuali delle persone
disabili, attraverso i piani di zona: in questo le
associazioni devono avere un ruolo fondamentale, di
attenzione e collaborazione concreta con le amministrazioni.
Noi siamo disponibili a partecipare a tutti i tavoli di
lavoro che competono il nostro territorio, ma alcuni hanno
risposto positivamente, altri no. Il lavorare insieme,
mettendo a frutto le diverse esperienze e competenze,
purtroppo, è un problema culturale».
Le persone disabili sono ancora oggi tra le categorie di cittadini
più svantaggiate, quali sono le principali problematiche
che emergono?
«Come Anffas - continua Emilia Palazzo - ci occupiamo di
persone di tutte le età, dai bambini agli anziani, e le
esigenze sono diverse. Quanto ai piccoli, per esempio, è
molto forte il problema dell'integrazione scolastica e della
riabilitazione intensiva. Per quest'ultima mancano le
strutture, mentre per la scuola, i tagli della finanziaria
di quest’anno hanno inciso in modo pesante sul il
sostegno. Ancora oggi che siamo a ottobre, alcuni bambini di
famiglie che fanno parte della nostra associazione non sono
ancora a scuola, perché mancano gli insegnanti. Esistono
certo alcuni istituti molto funzionali e organizzati in
questo settore, altri invece totalmente impreparati, ma se
non vengono forniti i mezzi e i servizi, non si potrà mai
offrire un aiuto adeguato a questi bambini. Servono
programmi più mirati e più specializzazione. Quanto agli
adulti, invece, preoccupante è il "dopo di noi",
cioè dove andrà a finire la persona, quando non ci saranno
più i genitori che la accudiscono. Fondamentali sono le
comunità alloggio, per i casi meno gravi, che sono
pochissime rispetto alla richiesta, ma sono fondamentali per
far vivere una vita serena alle persone disabili rimaste
sole. E questo è lo scopo principale si cui si basa la
nostra attività. Infine, la situazione volontari è
drammatica. Noi abbiamo un piccolo gruppo di fedeli che
seguono i nostri sei centri, ma non bastano. Prima avevamo
un appoggio dagli obiettori di coscienza, segnalatici dal
Comune, ma ora si fa molta fatica a trovare persone
motivate».
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