Gallarate
- L'azienda
ospedaliera sant'Antonio Abate sperimenta una terapia
innovativa che abbina farmaci a e indagine
cognitivo-comportamentale
Curare la depressione partendo
dal pensiero dei pazienti
( 7 novembre)
Dall’inizio dell’anno 2003 presso l’Unità Operativa
di Psichiatria n° 3, (Azienda Ospedaliera S. Antonio Abate
di Gallarate) di cui è coordinatore il Dott. Marco Bellini,
e nella sede del C.P.S. di Sesto Calende e Somma Lombardo di
cui è responsabile il Dott. Pasquale Campatola, è in via
di realizzazione un progetto di intervento integrato, (farmacoterapia
e terapia cognitivo – comportamentale) nei confronti di
alcuni utenti affetti da depressione maggiore ricorrente. L’intervento
contempla l’integrazione di terapia farmacologica
antidepressiva effettuata secondo le linee guida
internazionali e nazionali con un modello di terapia
cognitivo-comportamentale specifica. L’equipe che si
occupa di questo progetto è costituita dalla Dott.ssa
Viviana Brancato, dirigente medico psichiatra e dalla
Dott.ssa Fabrizia Bianchi, dirigente psicologo. Il progetto
si realizza nell’ambito di un collegamento multicentrico
con alcuni Dipartimenti di salute mentale di Aziende
Ospedaliere lombarde e nazionali e con l’Università di
Modena. L’assunto di base dell’intervento terapeutico
cognitivo–comportamentale nell’ambito della depressione
è focalizzato sull’importanza del modo di pensare proprio
dei soggetti affetti da questo disturbo.
Negli anni ’60 lo psicologo Aaron Beck formulò il modello
cognitivo della depressione basato sulla dimostrazione che
la depressione è caratterizzata da schemi di pensiero che
tendono a mantenere lo stato dell’umore in tale
condizione.
Il paziente depresso formula pensieri negativi su sé stesso
(eccessiva autocritica), sul mondo (negatività diffusa) e
sul proprio futuro (sfiducia). Dagli studi di Beck si
sviluppò la terapia cognitivo-comportamentale. Secondo
questo modello di terapia nello stato depressivo il
comportamento alterato ed il pensiero negativo collaborano a
sostenere e a mantenere la fenomenologia clinica e l’intervento,
secondo le tecniche cognitivo-comportamentali, mira
principalmente a modificare specificamente questi pensieri
negativi e le modalità cognitive pessimistiche.
Gli studi presenti in letteratura suggeriscono che nelle
depressioni lievi la terapia cognitivo-comportamentale sia
efficace anche senza la combinazione con la contemporanea
assunzione di farmaci antidepressivi mentre nelle forme
depressive di media e marcata gravità l’indicazione all’intervento
con terapia cognitivo-comportamentale è proposto sempre in
combinazione con terapie farmacologiche antidepressive. Una
importante indicazione della terapia comportamentale in
associazione con la terapia farmacologica riguarda la
riduzione del rischio di recidive dello stato depressivo.
Scopo del progetto in corso è quello di verificare l’attuabilità
e l’efficacia nella pratica clinica ambulatoriale del
servizio psichiatrico pubblico dell’introduzione di un
protocollo di terapia cognitivo-comportamentale integrato
con farmacoterapia nell’ambito della cura di forme
depressive rilevanti e ricorrenti, comparando i risultati
dell’esperienza con i dati disponibili riguardanti i
trattamenti standard a prevalente componente farmacologica.
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