Varese
- Quando un bimbo sta male spesso è meglio recarsi
nell'ambulatorio del pediatra. La questione è sovente
motivo di contrasto tra genitori e medico
Visite a domicilio?
Non sempre è un vantaggio
(28
marzo 2003) È spesso un motivo di divergenza tra madre e
pediatra. La risposta negativa alla richiesta di visitare il
piccolo malato a domicilio è spesso vissuto come
un'ingiustizia. «Il nostro, però, non è un vezzo o una
mancanza - spiega Marco Montalbetti, segretario provinciale
della Federazione Italiana Medici Pediatri - ma
una scelta operativa motivata dalle condizioni del piccolo. Spesso si ha paura che i "colpi
di freddo" possano peggiorare lo stato della malattia.
Ma è semplicemente una sensazione non giustificata da
alcuna spiegazione scientifica. Si teme l'attesa prolungata
in sala d'aspetto: ma se noi siamo a
conoscenza della situazione, evitiamo situazioni
estenuanti».
Non si tratta di pigrizia, dunque, ma di una scelta presa
soppesando vantaggi e svantaggi. Tra i pregi di una visita
ambulatoriale, infatti, quella di trovarsi in un luogo
attrezzato dal punto di vista medico, dove il pediatra può,
all'occorrenza, effettuare alcuni semplici esami e può
consultare la cartella clinica del paziente.
A consigliare una visita ambulatoriale è anche la gestione
del tempo del medico, a cui viene affidato un elevato numero
di bambini, spesso anche territorialmente distanti:
«Paradossalmente - aggiunge il dottor Montalbetti -
otteniamo maggior collaborazione da genitori che abitano a
chilometri di distanza che non da vicini di casa. La
geografia di Varese, da questo punto di vista, è un ottimo
esempio: io ho pazienti nelle valli dell'alto varesotto e
non ho mai avuto problemi. Sono coscienti che la mia
trasferta inciderebbe in modo consistente sull'organizzazione
del lavoro».
Gli screzi, spesso iniziali, vengono comunque superati a
mano a mano che il rapporto medico-genitore si
approfondisce: «In genere, infatti, le madri che conosco da
tempo hanno chiara la situazione. I più ansiosi sono i papà, forse perchè si occupano solo
occasionalmente delle malattie dei loro piccoli».
Ogni situazione, comunque, fa caso a sé: in genere i bimbi
più piccoli danno meno problemi nel trasporto, che diventa
difficoltoso e fastidioso più l'età del paziente cresce:
«A noi spetta valutare caso per caso la situazione. E
quando dobbiamo uscire non ci tiriamo indietro. Chiediamo
semplicemente collaborazione per evitare perdite di tempo
che si ripercuotono su altri piccoli pazienti».
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