Varese
– Presto 16 nuovi macchinari sulle ambulanze per vincere
la corsa contro il tempo negli arresti cardiaci. A giorni
partirà il corso di preparazione all’utilizzo degli
strumenti curato dal 118
Quando la tecnologia
salva la vita
(3
giugno 2003) «All’incirca mille persone muoiono ogni anno
solo in provincia di Varese per arresto cardiaco
dovuto a patologie cardiache che possono, nel 75 per cento
dei casi, essere trattate grazie ad un tempestivo intervento
col defibrillatore». Questa affermazione da parte di
Claudio Mare, responsabile della centrale operativa del 118
di Varese la dice lunga sull’importanza del programma che
in questi giorni è al vaglio dei responsabili del 118
provinciale per dotare le 16 postazioni “h 24” delle
ambulanze in convenzione 118 di un defibrillatore. Un
macchinario speciale però: per il suo utilizzo non è
necessario essere medici, né infermieri di pronto soccorso.
La novità di questo sistema sta proprio qui. I 16
defibrillatori già acquistati con la sovvenzione regionale
di 35.000 euro saranno in grado, con solo qualche ora di
formazione, di poter essere usati oltre che da tutti i
volontari anche dal personale delle forze dell’ordine e
addirittura da privati.
«L’anno passato entrammo, come centrale operativa 118
provinciale, in un programma regionale per l’attuazione
delle linee guida per la defibrillazione assieme ad altre
quattro centrali operative della Lombardia – spiega
Claudio Mare - . La motivazione di questa scelta risiede
nell’alta incidenza di morti per arresto cardiaco che si
rileva nella nostra regione: si parla di 1 su 1000 abitanti.
Per questo è nata la necessità di un programma che oggi
sta dando i suoi frutti grazie anche alla sensibilità del
direttore dell’azienda ospedaliera di Varese Roberto
Rotasperti. Proprio in queste ore stiamo valutando un
calendario per partire al più presto con la formazione per
l’utilizzo di questi macchinari nei riguardi di tutti i
volontari abilitati a prestare soccorso sulle ambulanze.
L’obiettivo è quello di avere a breve almeno un
volontario o un dipendente 118 per ambulanza capace di
utilizzare il defibrillatore. Ma non escludiamo di ampliare
le lezioni anche ai rimanenti volontari e alle forze
dell’ordine».
E non solo: anche i privati potranno accedere all’uso del
defibrillatore, come avvenuto per un’azienda dell’Alto
Varesotto che ha deciso di dotarsi di questo mezzo, e per il
comune di Induno Olona, che ne ha già acquistati due. In
caso di emergenza sanitaria collegata con patologie
cardiache, infatti, questo macchinario fa la differenza fra
la vita e la morte.
Il costo di un defibrillatore è di circa 2.500 euro, più
le spese per dotarsi di un programma per la lettura dei dati
e la gestione della memoria.
E il vantaggio rispetto alle macchine “manuali” sta
nella quasi totale automaticità. Due piastre di lettura
vengono posizionate sul torace del paziente per la verifica
del tracciato cardiaco, dopo pochi istanti la macchina
“parla” avvisando il da farsi, che prevede appunto anche
una scarica elettrica per far ripartire il cuore.
«E’ un’operazione relativamente semplice – conclude
Mare – anche se è bene preparare il personale ad
utilizzare questo mezzo, che negli Usa è già diffusamente
impiegato da personale paramedico per la cui preparazione
vengono dedicate solo 3 ore. Noi impartiremo invece lezioni
di 5 ore a chi è già abilitato al soccorso, mentre per le
forze dell’ordine e per i privati è previsto un corso di
9 ore. In questo caso, oltre all’uso del mezzo, si
insegnerà anche a compere una corretta rianimazione
cardio-polmonare».
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