Varese
– Allarme Aids: la nostra provincia si
conferma a rischio con il quarto tasso di incidenza a
livello nazionale. Diminuiscono i casi conclamati ma
aumentano i contagi tra gli eterosessuali
Aids: aumentano
i casi tra gli eterosessuali. Troppo pochi i servizi per
aiutarli
(19
giugno 2003) L’Aids torna a
far paura. L’allarme è stato lanciato dal professor Paolo
Grossi, primario della clinica di malattie infettive dell’ospedale
di Circolo di Varese: "La situazione è uguale alla
metà degli anni ’90. La categoria più esposta è quella
degli eterosessuali, che spesso minimizza il rischio e non
si sottopone a controlli. Così scopre di essere ammalato
quando il virus ha infettato l'intero sistema
immunitario".
Eppure le statistiche parlando di una contrazione del numero
dei malati: la parabola, dal picco del ’93 quando furono
segnalati 16830 casi, è scesa sino ai 2173 del 2002, con un’ulteriore
contrazione dello 0,8% degli ultimi mesi. "La
spiegazione di questo dato – afferma Vincenzo Marino,
responsabile del Dipartimento delle Dipendenza dell’Asl di
Varese – è che oggi ci sono meno malattie conclamate
grazie ai farmaci esistenti, ma nessuno conosce esattamente
il numero dei sieropositivi. Ci sono stime che parlano di
80.000/110.000 contagi, ma è impossibile saperlo con
certezza, anche perché è mutato il soggetto a
rischio".
Quando l’Aids fece la sua comparsa, si diffuse a tappeto
tra i tossicodipendenti: le campagne di sensibilizzazione,
allora, fecero effetto e queste persone adottarono stili di
vita e di comportamento meno rischiosi affidandosi
maggiormente ai servizi di aiuto che il territorio offriva.
Dai tossicodipententi, in larghissima percentuale uomini, il
virus iniziò a contagiare anche gli eterosessuali, a causa
dei rapporti non protetti che i primi ammalati ebbero con le
proprie partner occasionali o stabili. Oggi, il 38% degli
ammalati è tossicodipendente e il 37,8% è
eterosessuale."La situazione – prosegue il dottor
Marino – è tanto più rischiosa per gli eterosessuali in
quanto il territorio non offre ancora sufficienti risposte
per chi è in difficoltà. La nostra Asl ha il C.A.S.A., che
è un centro d’ascolto e di aiuto, ma a volte non basta.
Inoltre oggi di Aids non si parla più tanto e ciò è
dovuto al fatto che questa malattia, com’è avvenuto per
tutte le altre malattie trasmesse per via sessuale, è
diventata endemica. La scienza ha fatto passi in avanti nel
campo della cura e , speriamo, presto riuscirà a debellarle
il virus Hiv. Nel frattempo, però, si dovrebbe potenziare i
servizi sul territorio ed individuare un linguaggio che
faccia presa soprattutto sui giovani. Con i
tossicodipendenti siamo riusciti a far passare il messaggio.
Si devono intensificare gli sforzi sul più vasto mondo
degli etrosessuali".
Il problema Hiv, dunque, è tutt’altro che risolto e la
nostra provincia si conferma tra le più a rischio con un
tasso di incidenza del 6,7 che la pone al quarto posto in
Italia, alle spalle di Verbania, Brescia e Rimini.
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