Varese
- Presentato il
piano di organizzazione aziendale che ridisegna le attività
dell'azienda ospedaliera. Scende il numero dei dipartimenti
da 18 a 14
Al Macchi nessun
taglio drammatico: la rivoluzione è culturale
(19
dicembre 2003) Una rivoluzione soft e nemmeno molto
sconvolgente. Un gran lavoro certosino per costruire un
modello organizzativo più organico e funzionale ma senza
"le lacrime e il sangue" che si temeva.
Il direttore generale dell'azienda ospedaliera di Varese
Roberto Rotasperti ha presentato oggi il "P.O.A."
( piano di organizzazione aziendale) chiesto dalla Regione
per razionalizzare il settore in un periodo di "vacche
magre".
Il disegno di Rotasperti è complesso, e non poteva essere
diversamente visti i 3800 dipendenti sparsi in 28 sedi, e un
po' ambizioso perchè vuole armonizzare le due anime che
convivono all'interno della struttura: «La nostra azienda
vive questa situazione complessa - spiega il direttore
generale - ma al di là della sovrapposizione di ruoli,
bisogna riconoscere il valore aggiunto portato dalla
componente accademica».
Tra
le novità principali inserite nel POA, presentato ieri alle
diverse componenti sindacali dell'azienda per poi avviare la
discussione il prossimo anno, la ridefinizione dei
Dipartimenti, che dagli attuali 18 passeranno a 14 o 15, con
un'aggregazione che tiene maggiormente conto delle funzioni
e delle competenze. I dipartimenti gestiti dall'università
saranno: quello di medicina generale con proiezione
territoriale ( perchè sarà competente anche nei presidi di
Luino e Cittiglio), quello di chirurgia generale con
proiezione territoriale della traumatologia, quello
materno-infantile, quello di patologia clinica, quello di
diagnostica per immagini, quello di salute mentale, quello
di scienze cardiologiche e quello di neuroscienze. Gli
ospedalieri gestiranno i dipartimenti di medicina generale,
chirurgia con proiezione territoriale, emergenza-urgenza
(pronto soccorso), anestesia e rianimazione, riabilitazione
e oncolologia. Completa l'elenco, il dipartimento del
personale del comparto: infermieristico, tecnico sanitario e
riabilitativo.
Ogni dipartimento sarà coordinato da un
"Direttore" nominato dal "dg" che potrà
scegliere anche tra chi non è primario: «Il mio obiettivo
è quello di affiancare a un medico dirigente, per lo più
primario, un manager che lo supporti nelle decisioni più
squisitamente gestionali. Per il momento credo che le
finanze regionali ci costringeranno a scegliere le nuove
figure tra i primari, perchè non possiamo permetterci
ulteriori esborsi di denaro ( i primari attualmente
percepiscono un incentivo pari a una trentina di milioni per
dirigere l'unità complessa, mentre la scelta di un medico
qualsiasi imporrebbe un adeguamento sostanziale della
retribuzione)».
Le
ricadute di tale riorganizzazione saranno evidenti con il
nuovo ospedale, perchè ogni piano sarà destinato ad un
dipartimento e nel piano non ci saranno suddivisioni di
letti per aree specialistiche, il personale sanitario
lavorerà per più primari (
vedi le suddivisioni delle unità operative):
«L'obiettivo di questa organizzazione - conclude Rotasperti
- è quello di mettere effettivamente al centro il paziente,
che può avere necessità di competenze diverse ma
relazionate tra loro. In un unico piano avrà tutte le
risposte da soggetti abituati a collaborare».
Il piano, che ora verrà discusso con le organizzazione
sindacali e con l'università, verrà presentata in Regione
entro il 20 gennaio. Tornerà dal Pirellone non appena il
ministro Tremonti avrà sbloccato i fondi destinati alla
sanità lombarda.
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