Varese
- Nella
riorganizzazione dei dipartimenti non ci sono in gioco
soldi, ma potere e prestigio. E la necessità di confermare
tradizione e primati di ospedale e Università
Un Circolo più umano.
Basterebbe fermare le "guerre dei pascoli"
(13 dicembre 2003)
Il 19 dicembre il direttore dell’azienda ospedaliera
Rotasperti avrebbe dovuto presentare ai sindacati il piano
organizzativo, ma l’incontro avverrà un mese dopo perché
c’è qualche ritardo dovuto anche alla complessità dei
problemi legati al riassetto dei dipartimenti medici e
tecnici. I dipartimenti oggi complessivamente sono 18
e al massimo, dopo gli accorpamenti, saranno una mezza
dozzina. Tenuto conto che ogni responsabile di dipartimento
oggi percepisce 15 mila euro all’anno e che nell’ambito
delle varie unità operative non ci saranno più molti
galloni, si può calcolare che questa ennesima riforma al
ribasso della sanità lombarda frutterà notevoli risparmi.
Esaurite le consultazioni a livello locale, il piano di
organizzazione aziendale a gennaio prenderà la strada del
Pirellone dove sarà oggetto di definizione forse solo dopo
le elezioni europee: i medici arrabbiati sono una pericolosa
cassa di risonanza.
Sul piano
organizzativo ci sono ancora e solo voci, tali poi da
essere considerate anche come depistaggi. Gli
accorpamenti sono certamente dei rompicapo: i passaggi
delicati numerosi, le mosse vincenti poche. Soldi in meno a
parte, ci sono comunque sanitari favorevoli agli
accorpamenti, dicono infatti che gli attuali 15 dipartimenti
medici sono un’esagerazione e che la ristrutturazione
potrebbe giovare, ma il vero nodo al “Circolo” alla fine
non è rappresentato tanto dalla riduzione dei dipartimenti
quanto dalla loro assegnazione a direttori ospedalieri e
universitari.
Non sono
in gioco soldi, ma potere e prestigio, ci sono da confermare
tradizione e primati di ospedale e Università, istituzioni
che tra l’altro hanno diritto a pari dignità
nell’ambito dell’azienda ospedaliera.
Dall’ateneo
nei giorni scorsi è arrivato un segnale forte: la
costituzione del dipartimento di scienze chirurgiche,
affidato al cardiochirurgo Andrea Sala e al quale fanno capo
tutte le specialità e le unità operative del settore
guidate da un accademico. Questo dipartimento è una
struttura non riconosciuta ufficialmente,
ma è lì a testimoniare la validità, l’unità e
l’intraprendenza della componente universitaria.
Pari capacità di fare squadra il fronte ospedaliero forse
non l’ha.
Per comprendere al
meglio la portata degli accorpamenti vale la pena di
ricordare gli attuali 15 dipartimenti medici e i 3 tecnici.
Dipartimenti
medici: chirurgia, emergenza, gastroenterologia, materno
infantile, medicina, nefrourologico, neuroscienze,
oncologico, ortopedico traumatologico, riabilitazione,
salute mentale, scienze cardiovascolari, patologia clinica,
diagnostica per immagini, anestesia e rianimazione.
Dipartimenti
tecnici: infermieristico, tecnico sanitario, tecnico
riabilitativo.
Oggi ci
sono autonomie destinate ad avere meno visibilità e potere
a causa di una riforma che ha notevoli implicazioni
gerarchiche, starà comunque alla sensibilità dei nuovi
direttori di tutelare patrimoni culturali che
hanno permesso di realizzare un eccellente servizio
alla comunità: due esempi per tutti, gastroenterologia e
tecnico sanitario al quale fanno appunto capo i
preziosissimi tecnici. Ma
al “Circolo “ ci sarà rinnovata e rivoluzionaria
sensibilità se non scoppieranno più “guerre dei
pascoli”, se si darà spazio al meglio possibile e non a
logiche di occupazione.
La prima
verifica l’avremo quando un maestro come il professor Bono
lascerà l’attuale dipartimento di nefrourologia che
comprende anche il centro trapianti.
Bono ha dato vita a una vera scuola medica già in grado di
offrire autonomamente certezze e uomini all’altezza della
tradizione e delle esigenze dell’intero territorio.
La cura
dimagrante imposta ai dipartimenti potrebbe essere
addirittura la svolta nei rapporti tra le componenti
ospedaliera e universitaria. La nostra gente da tempo ne
sente l’assoluta necessità.
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