Busto
Arsizio
- Parte tra un
paio di giorni la sperimentazione di un vaccino destinato ai
sieropositivi. L'ospedale di Busto scelto dagli americani
con altri tre nosocomi per confermare la validità della
terapia
La lotta all'Aids
passa da Busto Arsizio
(1
dicembre 2003) Tra un paio di giorni il primo paziente si
sottoporrà alla terapia conosciuta con il nome di "Remune".
Si tratta di una sperimentazione che coinvolge l'ospedale di
Busto Arsizio insieme al Sacco e ai nosocomi di Pavia e
Firenze e che viene realizzata su commissione della Food and
Drug Administration americana (FDA).
«Gli americani, che hanno già testato la terapia su
duemila pazienti, hanno chiesto al professor Clerici della
cattedra di immunologia dell'università di Milano di
confermare ulteriormente i risultati». Giuliano Rizzardini,
primario del reparto di malattie infettive di Busto, è
impegnato in prima persona in questa seconda fase
sperimentale, grazie alla collaborazione con il professor
Clerici:
«Il Remune è un vaccino terapeutico per sieropositivi, che
serve ad aumentare le difese e posticipare, così,
l'assunzione di farmaci».
L'ospedale di Busto seguirà almeno una decina di pazienti
che volontariamente si sottoporranno a questa terapia:
«Fanno parte dei circa 1500 pazienti che seguiamo e che
presentano le caratteristiche richieste dal FDA. Le loro
condizioni verranno poi monitorate per i prossimi sei
mesi».L'Aids, dunque, si conferma il nemico da combattere
anche se la guerra non sembra poi più tanto lunga: «Escono
farmaci nuovi in continuazione e i risultati sono evidenti.
Rimane il problema della cronicità dell'assunzione con le
implicazioni tossicologiche. Ma nel complesso la situazione
fa ben sperare per il futuro».
E se per il futuro si può azzardare ottimismo, oggi la
situazione rimane preoccupante: «L'Aids è tornato in modo
prepotnte. Oggi le vittime sono per lo più eterosessuali
che sottovalutano il problema e scoprono la malattia quando
è ormai conclamata. Si è abbassata la guardia dal punto di
vista della prevenzione. I giovani sono meno attenti al
problema. Scoprire la malattia in tempo è essenziale».
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