Varese
- Il primario di
infettivologia dell'ospedale di Circolo Paolo Grossi
minimizza il pericolo della polmonite atipica: «La
mortalità è identica a quella della polmonite conosciuta»
«La
Sars? Da noi è più che altro una questione scientifica»
(2
maggio 2003) «La mortalità dei casi di polmonite atipica
è identica a quella dei casi di polmonite provocata da
germi conosciuti». Getta acqua sul fuoco
il professor Paolo Grossi, direttore della clinica di
malattie infettive dell'ospedale di Circolo, in prima linea
in questo momento di allarme Sars. «È soprattutto una
questione che interessa il mondo scientifico e che, in
Italia, non deve preoccupare la popolazione. Come reparto
ospedaliero non abbiamo adottato alcuna cautela. Ho
realizzato semplicemente un'informativa destinata ai Pronto
Soccorso e ai medici di famiglia che devono essere messi in
grado di operare nel caso si presentasse un paziente con
sintomi sospetti. Ma è una questione precauzionale che, in
questo momento, ha un valore simbolico: un messaggio alla
popolazione perché siamo pronti ad ogni eventualità».
Ma se non ci sono pericoli reali per la popolazione,
perchè tanto clamore?
«Viviamo in un mondo globale, dove i viaggi in Oriente sono
all'ordine del giorno. Solo chi è stato nei paesi a rischio
o è entrato in contatto con persone reduci da quei luoghi e
ammalate può avere qualche preoccupazione. Ma,
l'Organizzazione Mondiale della Sanità sta già dando
ampiamente notizie ai viaggiatori e anche nei luoghi a
rischio le misure precauzionali sono divulgate diffusamente.
Il fatto è che siamo in presenza di un mistero: l'agente
scatenante non è ancora stato individuato e ciò alimenta
curiosità e attenzione. Ma, ripeto, per quel che ci
riguarda, possiamo stare tranquilli».
Al
primo aprile, le zone considerate a rischio, dove la Sars si
è manifestata, sono le città di Toronto in Canada,
Pechino, Guandong, Hong Kong e Shanxi in Cina, Taiwan,
Singapore e Hanoi in Vietnam.
I casi sospetti riguardano persone che dopo il primo
febbraio 2003 presentino febbre superiore ai 38°, uno o
più sintomi respiratori (tosse, respiro breve e affannoso,
difficoltà di respiro) e abbiano avuto contatti ravvicinati
(coabitazione, assistenza o contatto diretto con secrezioni
respiratorie e fluidi corporei) con una persona cui è stata
diagnosticata la Sars o siano stati recentemente, entro 10
giorni dall'inizio dei sintomi, in aree in cui siano stati
notificati i focolai di trasmissione Sars.
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