Varese
- Il direttore sanitario dell'ospedale di
Varese parla dei benefici della riforma regionale, anche in
riferimento all'azienda Macchi
La concorrenza con il
privato ha fatto bene alla sanità pubblica
(28
aprile 2003) «La sanità pubblica ha sofferto la
concorrenza con il privato. Ma ormai quella fase è superata
e si sta lavorando alacremente per riguadagnare la fama che
avevamo». Stefano Zenoni, direttore sanitario dell'azienda
ospedaliera di Varese non ha dubbi: i momenti bui sono alle
spalle, complice una nuova mentalità che ha attecchito
anche nel pubblico e che sta dando i suoi frutti: «La
svolta epocale è stata di tipo culturale - spiega Zenoni -
fino a ieri vigevano molteplici diagnosi e terapie per una
stessa patologia con differenze di trattamenti a seconda
dell'ospedale, della città, della regione. Oggi, sulla
scorta di rilievi scientifici, si è visto che alcune vie
sono più efficaci di altre, che una terapia risolve il
problema più velocemente. L'esigenza di uniformare le
procedure per patologie omogenee risale al '95: si decise di
effettuare i rimborsi in base alla terapia e non per i
giorni di degenza. Da allora, grazie anche al progresso
scientifico tecnologico, si sono
modificate alcune pratiche e, soprattutto, è venuta meno
l'esigenza del ricovero sempre e comunque. Da
questo punto di vista il settore privato ha fatto scuola:
evitare sprechi per economizzare non è necessariamente una
formula che nega la sanità d'eccellenza. La differenza è
che la stessa prestazione che un tempo richiedeva un
ricovero di qualche giorno, oggi lo si effettua in day
surgery. E grazie a questa via di "ottimizzare" gli
interventi siamo arrivati anche nel pubblico ad adottare
politiche che economizzano senza togliere qualità
all'intervento». È una questione di cultura, quindi,
a cui il personale medico si sta abituando e che presto
dovrà coinvolgere anche il cittadino, spesso ancora
convinto che la bontà di una terapia si misuri in base agli
esami e alla quantità di medicinali prescritti.
Per l'efficienza del pubblico rimane, quindi, solo un neo: la fuga di
"cervelli" avvenuto all'inizio della
sperimentazione verso il privato più ricco ed allettante:
«Anche su questo fronte stiamo recuperando terreno, anche
se la carenza di personale, soprattutto infermieristico, in
alcune realtà, è emergenza». Il riferimento è
indubbiamente a Luino e al suo ospedale ultimamente sempre
sotto i riflettori: «È vero, ci sono alcune sofferenze che
riguardano soprattutto il reparto infermieristico, ma che si
ripercuotono anche sull'attività medica e, in special modo,
chirurgica. Il problema è ben presente e stiamo tentando di
risolverlo, anche se l'emergenza è a carattere nazionale.
Per quanto mi riguarda, posso assicurare il massimo impegno
a mantenere vivi e perfettamente funzionanti i due plessi di
Luino e Cittiglio. E presto la cosa sarà
evidente».
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