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Varese - Resi noti i dati del primo semestre di attività nella zona Gerenzano/Saronno. 
Tribunale del Malato:  aumentano le denunce per presunti danni legati a diagnosi o terapie

(6 agosto 2003) Quarantasei pratiche aperte da gennaio ad oggi. Il Tribunale del Malato delle sede di Saronno/Gerenzano ha reso noti i dati delle denunce ricevute nel semestre. 
Si tratta di denunce riferite a ospedali e strutture della zona milanese, varesotto e comasco.
Delle pratiche aperte: 8 (il 17%) riguardano i danni da infezione da epatite C; 2 per cattiva assistenza in ospedale (4%); 4 per l'assistenza domiciliare (9%), ben 16 (pari al 35% del totale) per segnalare errori diagnostici o terapeutici; 3 per i tempi di attesa per ricoveri, visite o esami (7%); 1 caso per cattiva assistenza in casa di riposo, 7 denunce nei rapporti con la Asl (15%); 1 caso per errori amministrativi; 4 denunce per ipotesi rientrate dall'associazione nella categoria altro (9%). In 26 casi (57%) si tratterebbe di episodi accaduti in un ospedale pubblico, in 11 casi in prestazioni di competenza dell'azienda sanitaria locale (assistenza domiciliare, medico di base, farmaci, ecc); 4 casi sono riferiti ad ospedale privato, 1 a casa di riposo, 4 definiti nella categoria altro. 
Il bilancio di questi mesi di attività sono stati lo spunto per considerare lo stato di salute della nostra sanità
«Il numero di denunce è in netto aumento - spiega Pina Moracci, del direttivo regionale del Tribunale del Malato lombardo - Non sappiamo se è cresciuta la coscienza dei propri diritti da parte dei cittadini o se c'è effettivamente un peggioramento del servizio.  Oltre ai casi dei malati cronici, sballottati da un centro all'altro in questo periodo di ferie, ad impensierire è l'aumento dei danni presunti legati a diagnosi o terapie. C'è come la sensazione che si agisca sempre di fretta. La situazione è uguale sia nel pubblico sia nel privato. Da quando è stato istituito il sistema dei DRG, i rimborsi per prestazioni, si ha sempre il sospetto che si valutino le cose esclusivamente in termini di economicità».
E per quanto riguarda l'ADI, l'assistenza domiciliare integrata?
«Qualcuno mi dovrebbe spiegare perché la Regione per curare mia madre a casa mi dà 342 euro al mese, mentre se la ricovero in casa di riposo sborsa 90.000 delle vecchie lire al giorno che vanno direttamente al proprietario della struttura. Mi sembra ci sia puzza di bruciato....»

Alessandra Toni
sanita@varesenews.it


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