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Sanità - È partito da una settimana in via sperimentale un servizio di telemedicina. Si tratta dell'assistenza a casa di pazienti in ossigenoterapia

Un medico a casa propria 24'ore al giorno


Visitavano circa 150 pazienti alla settimana provenienti da tutt'Italia. E il trend era in crescita. Per i medici del reparto di pneumologia di Cuasso al Monte diventava quasi impossibile lavorare. «È stato per la mole di lavoro che abbiamo capito di dover trovare un escamotage» e così il primario Fausto Colombo e la sua equipe hanno escogitato un servizio altamente tecnologizzato e di qualità di telemedicina: «La nostra proposta, presentata nel novembre scorsa all'allora direttore Carlo Lucchina - racconta Fausto Colombo - ha ottenuto subito il consenso. E così abbiamo cominciato a tessere la rete che da una settimana ci permette di curare a domicilio circa 300 pazienti con insufficienza respiratoria e in ossigeno terapia. Il via ufficiale lo ha dato il nuovo direttore Rotasperti che ha apprezzato l'iniziativa sia dal punto di vista medico sia da quello economico». Per un anno, Colombo e la sua equippe seguiranno sperimentalmente 300 pazienti, su un totale nella nostra provincia di 900, grazie ad un sistema informatico messo a punto dalle due ditte che riforniscono di ossigeno i malati. Si tratta di un sensore che viene applicato al dito del paziente durante il sonno notturno. Quel sensore rivela l'andamento dell'ossigenazione del sangue, comunicando i dati ad un server a cui i medici di Cuasso accedono rendendosi conto della situazione attimo per attimo: «Dal nostro punto di vista - spiega Colombo - è una rivoluzione che porta una serie di vantaggi al paziente, spesso anziano, non più costretto a venire da noi per l'annuale controllo. Inoltre garantiamo alle persone malate un'assistenza pressoché costante grazie la verifica che la terapia prescritta sia efficace o vada modificata in qualche maniera. C'è poi l'aspetto economico che riguarda l'effettivo consumo di ossigeno da parte dei pazienti. Prima, i pazienti venivano visti una volta all'anno e ricevevano istruzioni su come comportarsi. Poi settimanalmente passava la ditta che rifornisce ossigeno e cambiava la bombola in dotazione. Nessuno verificava che quella bombola fosse effettivamente esaurita, e nessuno si accorgeva se l'uso che ne faceva il paziente fosse corretto o meno. Con questa innovazione pensiamo di portare un risparmio di almeno il 10% sui costi che l'Asl sopporta annualmente, visto che l'ossigeno è gratuito. La spesa annuale nella nostra provincia si aggira intorno a 10 miliardi di vecchie lire, visto che siamo tra le province con il più alto numero di pazienti. Si può ben intuire l'economicità».
Appena affinata la tecnica, oltre al monitoraggio dello stato di salute, si potrà effettuare anche un monitoraggio dell'uso dell'ossigeno, pesando la bombola: tutto senza che pazienti o medici si muovano di un centimetro
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Il servizio attualmente è affidato, oltre che al primario, a Giambattista Sersini, il tecnico che cura la parte multimediale, e a Cinzia Parini, che raccoglie i dati. 

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