Varese
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Grazie ad un gemellaggio con una cittadina russa, l'ospedale
Macchi invia i "fattori di coagulazione" in
eccesso. In Italia si preferiscono campioni nati in
laboratorio
Donati alla Russia i
"plasmaderivati" in eccesso
( 25.07.2007
) L’ospedale di Circolo di Varese da due anni ha aderito ad
un gemellaggio con una regione russa, Nizhij Novgorod, alla
quale fornisce periodicamente dei fattori di coagulazione
del sangue a scopo umanitario.
Si tratta di fattori derivati dal plasma che nella nostra
regione non vengono utilizzati perché, conformemente alla
prassi dei paesi occidentali, si utilizza quasi totalmente
fattori di coagulazione cosiddetti "ricombinanti",
ovvero frutto di operazioni di ingegneria genetica.
In
altre parole, questi fattori vengono fatti produrre in
laboratorio da colture di specifici batteri. La prassi si è
affermata in seguito al verificarsi di una serie di episodi
di contagi per sangue infetto importato dagli Usa, quando
ancora non si conoscevano test che permettessero di
identificare ed escludere tra i donatori i portatori di Aids
o Epatite C.
Con la produzione in laboratorio si ha la certezza assoluta
di escludere il minimo rischio di infezioni, anche se oggi
la scoperta di test adeguati offre la stessa garanzia anche
su quelli estratti come in passato dal sangue donato;
fattori che però vengono poco utilizzati.
Ecco
quindi la decisione di donare i fattori coagulanti estratti
dal plasma umano in eccesso a un paese che invece ne è
carente. «Senza il nostro contributo i malati di emofilia
di Nizhij Novgorod morirebbero. – spiega il dottor Davide
Rossi, direttore del servizio trasfusionale dell’Ospedale
di circolo di Varese – quella regione russa ha un
fabbisogno annuale del fattore coagulante IX pari a 700.000
unità internazionali. Solo
quest’anno noi ne manderemo 800 flaconi da 500 unità
internazionali ciascuno, per un totale di 400.000 unità.
Insomma, riusciamo a coprire il fabbisogno di tutti i malati
di emofilia B della zona per 6 mesi!».
Il
gemellaggio con Nizhij Novgorod non si limita alla donazione
di questi preziosi componenti del sangue, ma si inserisce in
una attività più ampia di educazione alla donazione
volontaria (mentre in Russia, come negli USA, la donazione
viene ancora in buona parte remunerata) e alla sua
programmazione.
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