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Azzate - L'Asl riorganizza i servizi dei consultori e taglia le prestazioni ginecologiche di Azzate, Gazzada e Varese. Anche le ore di assistenza all'handicap saranno ridotte. Si mobilitano i consiglieri provinciali e regionali dell'opposizione
Consultori pubblici: è di nuovo allarme rosso

(31 marzo 2004) A due anni di distanza, torna a suonare l'allarme consultori. Appena insediato nella carica di direttore generale dell'Asl, Pierluigi Zeli aveva assicurato che tutti e 12 i consultori della provincia avrebbero continuato ad operare. La decisione era stata salutata con soddisfazione da operatori, politici e utenti. La notizia di questi giorni è che i consultori, pur rimanendo funzionanti, stanno riducendo drasticamente le proprie attività. Due i settori  penalizzati: quello relativo ai disabili e quello legato al campo ginecologico e ostetrico. In Regione e in Provincia i gruppi dell'opposizione si sono mossi per far luce su quello che appare "lo svuotamento del servizio pubblico". Nell'interpellanza urgente che i consiglieri provinciali dell'Ulivo hanno presentato viene denunciato il fatto che : «a partire dal mese di aprile di quest’anno l’Asl, nonostante l’utenza sia aumentata, ridurrà in maniera consistente ed esattamente del 22%, pari a quasi un quarto, le ore di assistenza sociale e psicologica al progetto handicap e le ore delle visite ginecologiche in tutti i Consultori Familiari Pubblici della Provincia». Le più penalizzate, dal piano di riorganizzazione dell'Azienda sanitaria, sono le sedi di Azzate, dove il servizio è stato completamente smantellato riversandolo su Gazzada chiamata a gestire una situazione al limite con un'attesa che si aggirava sui due mesi, e di Varese. 

A Gazzada (nella foto la nuova sede) , la ginecologa che gestiva da cinque anni il servizio viene spostata ad Arcisata e le sue pazienti, 16 donne in attesa e 60 in lista d'attesa, devono convergere sulla specialista in arrivo da Azzate che ha già l'agenda degli appuntamenti piena fino al giugno prossimo. «Contando in media tre pazienti all’ora - spiega il consigliere regionale del Prc Giovanni Martina - la riduzione prevista comporterà 7400 visite in meno all’anno. Il che significa dirottare molte persone sul privato con un notevole aumento, per loro, dei costi da sostenere o indurre una rinuncia forzata alle prestazioni offerte dai consultori. Si tratta di una decisione gravissima che compromette un servizio molto importante per l’educazione, la prevenzione e la tutela della salute della donna, un servizio che deve assolutamente essere garantito». E se i disagi di Azzate, Gazzada e Varese stanno diventando marcati (dal 5 aprile le ore delle prestazioni ginecologiche di Gazzada diminuiranno del 44% nonostante vi sia ora solo un’unica sede per l’utenza dei 13 Comuni del distretto socio-sanitario di Azzate che ha una popolazione di oltre 47.000 abitanti), situazione delicata si sta vivendo anche al consultorio di Cardano al Campo che: «presso la sede distaccata di Cardano - si legge nell'interpellanza che porta la firma dei consiglieri provinciali dell'Ulivo Tosi, Prati, Sessa, Livetti e Frigerio -  sono stati da mesi sospesi i servizi consultoriali senza che ne sia nemmeno stata data comunicazione all’Amministrazione Comunale».
La mobilitazione a favore dei consultori, dunque, riprende, mentre non è ancora chiusa la partita per la sede di Varese ancora ospitata in via Monterosa, non in regola con gli standard richiesti per l'accreditamento, dato che i lavori della sede alternativa in via Rossi sono bloccati da mesi. 
In un comunicato anche anche il Forum della salute, Cub/Rdb Sanità, Varese Social Forum e Prc Circolo di Varese denunciano la situazione: «La denuncia contenuta nel volantino distribuito in occasione della presenza del bus dei disabili a Varese si è purtroppo rivelata esatta - recita la nota - Il personale dei Nuclei Operativi Disabili (NOD) è stato drasticamente sfoltito. Non verranno più garantite prestazioni psico-sociali che ormai erano considerate di routine, si renderanno necessarie liste di attesa: ciò si tradurrà inevitabilmente in un maggior ricorso al ricovero in centri residenziali, perchè saranno più numerose le famiglie che "non ce la fanno"».
I consiglieri regionali e provinciali chiedono di far luce sulla questione e di risolvere una situazione destinata a diventare esplosiva.

Alessandra Toni
sanit
a@varesenews.it


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