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Varese - Un tempo "Medicina" era anche una laurea in filosofia. Il nesso dovrebbe essere recuperato anche oggi. Esperti a confronto hanno spiegato il perchè
Per costruire un ospedale ci vuole anche il filosofo 

(24 marzo 2004) Quale rapporto c’è tra la medicina, la filosofia e l’architettura? Una domanda fondamentale, in un periodo in cui si investono enormi risorse per costruire nuovi ospedali. Una domanda a cui si è cercato di dare risposta in un convegno internazionale organizzato dall’Università dell’Insubria.
«Quando si costruisce un ospedale si devono tenere in considerazione le diversità dell'uomo – afferma Giuseppe Armocida, direttore del Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica dell’Insubria – C’è chi ama stare in una stanza sola, chi preferisce il calore della stanza multipla. Sono problemi che il medico e l'architetto da soli non possono risolvere. Forse un loro colloquio col filosofo è utile ancora oggi. Una volta Medicina era anche una laurea in Filosofia, oggi prevale la tecnica. Noi suggeriamo che si torni a far riflettere il medico. Ecco perché insegniamo la Storia della Medicina».

Quando si parla di Ospedale dell’Utopia si deve ricordare il sogno di uno dei maggiori architetti di sempre, Le Corbusier: un grande ospedale a Venezia. L’Utopia, nel progetto mai realizzato di Le Corbusier, era architettonica e filosofica al tempo stesso: le camere di degenza dovevano garantire l’eccellenza della cura all’ammalato e al tempo stesso creare la condizione psicologica migliore per la sua guarigione. Ecco perché c’era tanta luce, ma era una luce indiretta. Il paziente viveva un isolamento funzionale dal mondo esterno, come in una cella adatta alla meditazione. Il progetto di Le Corbusier è stato illustrato dall’architetto Mario Botta. E dibattuto con accademici arrivati dal Messico. «I grandi ospedali verticali – ha osservato Octavio Serrano, già Ambasciatore in Italia e Rettore dell’Università Nazionale Autonoma del Messico – che si impongono anche da noi rappresentano il modello statunitense, e non è solo un problema estetico: è un problema più ampio di approccio molto materiale alla sanità».

Cos’è la malattia, allora, per il filosofo? Non una parentesi, ma una fase della nostra esistenza. Fabio Minazzi, allievo di Ludovico Geymonat, Ordinario di Filosofia all’Università di Lecce a all’Accademia di Architettura di Mendrisio, ha incentrato su questo concetto il suo intervento: «Le diverse possibilità architettoniche devono avere al centro il diritto di scelta dell'ammalato anche nell'organizzazione. Considerando la malattia non come una parentesi ma come un momento della vita stessa. La filosofia in questo senso aiuta a creare un dialogo tra l'Architettura, la Medicina e tutte le discipline coinvolte, inclusa la gestione dell'ospedale. L'ospedale deve essere funzionale all'ammalato e non l'inverso».

sanita@varesenews.it


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