Sanità
- Il reparto di
Medicina 1 dell'ospedale di Busto all'avanguardia nella
diagnostica per lo studio del piccolo intestino. Una
telecamera lunga 26 millimetri indaga una zona mai
visualizzata prima in modo diretto
Viaggio in otto ore
attraverso l'uomo
(18
marzo 2004) Una
telecamera grande quanto una capsula di antibiotico. Alcune
antenne sparse per il corpo. Un registratore di immagini
legato alla cintura. Questa è l’attrezzatura avveniristica
in dotazione alla Medicina 1 dell’ospedale di Busto che da
tre anni effettua una diagnostica all’avanguardia. Tanto
che la sua esperienza è tra le prime 25 nel mondo.
Parliamo di indagini di una parte del corpo fino ad oggi inesplorata
in maniera diretta: «La nostra è stata un’intuizione tre
anni fa – spiega il primario Francesco Rocca
( nella foto sotto)
– quando decidemmo, nell’agosto del 2001, di acquistare
questa apparecchiatura che permetteva uno studio
rivoluzionario
dell’intestino tenue. Decisi di affidare questo tipo di
esame a due medici competenti e con un’esperienza
decennale di endoscopia. Due medici che poi hanno seguito
corsi, svolto aggiornamenti, partecipato a convegni
internazionali per affinare la tecnica. E i risultati ci
stanno dando ragione. Oggi in Italia siamo poche realtà
ospedaliere ad avere questo tipo di apparecchiatura e siamo
tra i primi 25 al mondo per numero di esami effettuati con
ben 144 indagini».
«Questa videocapsula ci permette di vedere perfettamente
una parte molto stretta – spiega Carlo Maria Girelli
, uno dei due medici specializzati – Grazie al suo impiego
siamo riusciti ad individuare patologie vascolari altrimenti
non individuabili. La telecamerica ci mostra anche le più
piccole ulcere, puntini di due millimetri responsabili,
però, di perdite di sangue molto pericolose».Le perdite
oscure, sia palesi (dove il sangue è visibile) sia occulte
( dove le perdite ematiche non si riscontrano ad occhio
nudo) in questo tratto di intestino non erano assolutamente
individuabili perchè gli esami precedenti non
scandagliavano la parte: «Si tratta di patologie benigne -
chiarisce il dottor Girelli - ma le cui conseguenze sono
spesso pesanti per il paziente che deve spesso sottoporsi a
trasfusioni anche con ricoveri».
«Grazie
a questa tecnologia – spiega ancora il dottor Girelli (nella
foto) – abbiamo
anche potuto rivelare la presenza di neoplasie nel piccolo
intestino in quantità più elevata rispetto alla casistica
registrata fino ad oggi con una diagnostica basata sul mezzo
di contrasto. Questi dati hanno trovato conforto in analoghi
risultati degli altri medici riuniti proprio la scorsa
settimana a Miami per un congresso mondiale sul tema».
Una tecnologia d’avanguardia con costi elevati: «Ogni
esame ci costa circa 1250 euro – chiarisce il primario
Rocca – Noi ne facciamo circa 3 alla settimana e questo è
già un record. Il numero è basso sia perchè le
patologie di questo tratto di intestino non sono diffuse sia
perché a questa metodica si arriva solo in casi
selezionati, quando sono presenti alcune condizioni
basilari. Il fatto è, comunque, che siamo in presenza di
una tecnica solo diagnostica. Altri sistemi, come l’endoscopia,
permettono anche un intervento immediato».
Quando si brancola nel buio, però , un esame del genere
può sciogliere ogni tipo di dubbio. Ecco perché all’ospedale
di Busto arrivano ormai da tutta la Lombardia e anche dal vicino
Piemonte.
«L'aspetto miracoloso di questa tecnica – precisa il
dottor Rocca – sta nella perfezione e nella nitidezza
delle immagini e nell’assoluta tollerabilità da parte del
paziente che nel corso delle 8 ore può muoversi liberamente».
«Solo una volta, in 144 casi, abbiamo avuto una mancata
espulsione della capsula – spiega il dottor Girelli – E
ciò perché il paziente presentava un’occlusione
importante che bloccava il passaggio e che, comunque, aveva
bisogno di un intervento chirurgico».
Busto Arsizio , insieme agli altri 3 ospedali italiani e a
realtà cliniche tedesche e spagnole, rappresenta l’avanguardia
europea di una medicina sempre più perfetta.
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