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Busto Arsizio - La struttura ospedaliera vanta la più ampia casistica mondiale nell’utilizzo dell'ecografia con mezzo di contrasto per la diagnosi delle malattie epatiche
La radiologia di Busto ancora sugli allori 

(12 marzo 2004) L'ospedale di Busto torna a far parlare di sè. E ancora una volta è il dottor Luigi Solbiati, primario di radiologia, ad aver acceso i riflettori internazionali.  
L’evoluzione velocissima delle nuove tecnologie in campo medico ha portato in tutti i settori che si occupano di salute diagnosi più veloci e sicure e interventi meno invasivi per i pazienti.
C’è però un ambito che più degli altri sta vivendo una trasformazione profonda, a tutto vantaggio di chi deve essere curato: la Radiologia, una specializzazione che all’Ospedale di Busto Arsizio rappresenta una delle eccellenze del nosocomio e, allo stesso tempo, alla luce degli ultimi congressi scientifici, anche un punto di riferimento a livello regionale, nazionale e internazionale.
Il Reparto di Radiologia di Busto, infatti, è stato uno dei sei Centri mondiali (tre dei quali in Italia, l’Ospedale Valduce di Como e il Policlinico di Pisa, oltre appunto a Busto) in cui si è svolta la sperimentazione clinica dell’unico mezzo di contrasto ecografico di seconda generazione attualmente disponibile commercialmente. Conclusa tale sperimentazione, nella Radiologia di Busto l’utilizzo del mezzo di contrasto ecografico è entrato nella pratica clinica: oggi Busto possiede la più ampia casistica mondiale di patologia epatica studiata con questa metodica (oltre 600 pazienti nel solo 2003) che si affianca all’ecografia tradizionale, alla TC ed alla Risonanza Magnetica nell’ambito della Diagnostica per Immagini.

Solo da pochi mesi i progressi della tecnologia ecografica hanno reso possibile aprire allo stesso mezzo di contrasto (che è costituito da microbolle contenenti gas e, pertanto, del tutto innocuo) la possibilità di studiare anche organi superficiali (tiroide, mammella, linfonodi, testicoli, ecc…).
Lo scorso 8 marzo, al Congresso Europeo di Radiologia di Vienna, i primi risultati di uno studio sull’utilizzo dell’ecografia con mezzo di contrasto nell’analisi dei linfonodi sono stati presentati dal dottor Luigi Solbiati, responsabile della Struttura Complessa di Radiologia e Diagnostica del nosocomio bustese e Direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini dell’Azienda Ospedaliera "Ospedale di Circolo di Busto Arsizio".
Sulla base di una casistica rilevata nell’Ospedale bustese nell’arco degli ultimi cinque mesi, il dottor Solbiati ha presentato una possibile "codificazione" di alcune caratteristiche di "comportamento" dei linfonodi dopo somministrazione del mezzo di contrasto che sembrano aumentare la capacità dell’ecografia tradizionale di differenziare le diverse patologie dei linfonodi, orientando verso la diagnosi di benignità o il sospetto (o certezza) di malignità.
«Se, ad esempio, nel collo di un paziente l’ecografia tradizionale evidenzia cinque linfonodi ingrossati – spiega il dottor Solbiati – il mezzo di contrasto può essere utile per selezionare tra questi linfonodi quello che ha la maggiore probabilità di essere patologico, indirizzando solo su di esso l’eventuale biopsia (o agoaspirato) ecoguidata ed evitando, quindi, di ricorrere a numerosi prelievi bioptici. Così è possibile rendere più rapido e preciso il percorso diagnostico e, conseguentemente, anche terapeutico del paziente».

A Busto, l’ecografia con mezzo di contrasto si può fare immediatamente dopo l’ecografia tradizionale (nel corso dello stesso esame, previa, naturalmente, accurata informazione fornita al paziente), se questa ha messo in evidenza un problema o un sospetto diagnostico.
L’esame consiste nella somministrazione, per via endovenosa, di una dose minima (dai 2 ai 4 centimetri cubi) di una sostanza costituita da microbolle di un gas inerte (esafluoruro di zolfo) racchiuse entro "gusci" di fosfolipidi.
Le microbolle circolano nel sangue, raggiungono i vari organi e, "colpite" dagli ultrasuoni emessi dall’apparecchiatura ecografica, emettono ultrasuoni di ritorno con frequenze diverse (armoniche) da quella della sonda ecografica. Attraverso i sofisticati sistemi di software di alcuni tipi di ecografi, solo le frequenze generate dal mezzo di contrasto vengono rappresentate nell’immagine finale, mostrando così con precisione la modalità con cui i diversi tessuti (normali o patologici) si sono impregnati di mezzo di contrasto.

Fino a qualche tempo fa, era possibile applicare tale metodica solo per l’addome (fegato, milza e reni, in particolare), ma ormai, grazie ai continui progressi della tecnologia ecografica, anche lo studio di organi "superficiali" sta diventando fattibile.
«Il primo vantaggio - continua il dottor Solbiati - è che l’esame si può fare subito dopo l’ecografia tradizionale. In pratica, è una sorta di appendice, che consente di fare subito ulteriori verifiche senza tecniche troppo invasive. Infatti, e questo è il secondo vantaggio, il risultato è immediato: il paziente, terminato l’esame, esce dalla sala ecografica già in possesso del referto dell’esame stesso, così da poter pianificare rapidamente il percorso terapeutico».

Il dottor Solbiati è stato chiamato a partecipare come relatore anche all’assemblea generale annuale 2004 della Società Medica di Vienna. L’argomento che ha portato al consesso scientifico austriaco si intitola: "Christian Doppler e l’influenza del suo lavoro sulla medicina moderna", un intervento consultabile a richiesta sul sito www.billrothhaus.at.

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