Varese -
Il direttore sociale dell'Asl, Lucas Maria Gutierrez,
replica alle accuse dei sindacati di base sulla qualità
della nuova Assistenza domiciliare integrata
«Cambiano i modelli,
ma il nostro obiettivo rimane la
soddisfazione del paziente»
«L'assistenza
domiciliare non è stata mai privatizzata nè, tanto meno,
esternalizzata. Abbiamo cambiato modello che oggi si ispira
alla sussidiarietà». Lucas Maria Gutierrez, direttore
sociale dell'Asl, respinge al mittente le accuse mosse dai
rappresentanti sindacali interni che giorni fa avevano
organizzato un presidio davanti ai cancelli dell'Azienda
sanitaria denunciando il peggioramento di un servizio tanto
importante per la cittadinanza.
«Stiamo assistendo ad un cambiamento profondo del settore.
Il Welfare ha adottato un modello che vede un maggior
coordinamento tra i tanti soggetti chiamati ad erogare
servizi alla cittadinanza: sanitari e
sociali. È una trasformazione che richiede i suoi tempi,
anche perchè si tratta di modificare il modo di
organizzare, gestire e coordinare i servizi. Colmiamo i
"buchi" ed evitiamo gli sprechi. Siamo ancora in
fase di rodaggio, ma ormai abbiamo avviato una serie di
sperimentazioni che ci daranno nel giro di un certo tempo le
risposte per agire al meglio sul territorio».
Sull'ADI (Assistenza domiciliare integrata) il rodaggio può
definirsi concluso. A nove mesi dall'inizio dei
"Voucher" si possono tirare le fila, chiarendo
anche le lamentele del personale dipendente un tempo in
prima linea al fianco dei pazienti: «Innanzitutto - spiega
il direttore sociale - chiariamo che l'Asl aveva chiesto
inizialmente di essere accreditata per continuare ad erogare
le prestazioni tradizionalmente di sua competenza. Ma
queste, però, venivano assicurate non solo dal proprio
personale, ma anche da società esterne che assicuravano
figure professionali che non avevamo, vedi fisioterapisti, o
turni di lavoro che i nostri non potevano sostenere, week
end o notturni. Con l'ingresso dei voucher e dei pattanti,
non abbiamo più potuto continuare a sostenere quel ruolo
non avendo i requisiti. Il nostro personale infermieristico
è stato spostato alla gestione e al controllo: si reca dal
paziente e, con l'aiuto del medico di medicina generale, fa
il piano di assistenza. Quindi valuta successivamente se il
progetto sta procedendo nella direzione corretta».
Una sola visita, quindi, dovrebbe bastare al valutatore, per
capire come si sta procedendo: «Non dimentichiamo il ruolo
fondamentale che ricopre il medico di medicina generale. È
lui il vero perno attorno a cui gira questo modello. È lui
che dà il primo giudizio di merito. Il personale
infermieristico dei pattanti, è bene sottolineare, è
iscritto all'albo, il rapporto con la società di
riferimento è regolato dalla legge vigente, quindi non è
possibile che ci siano "doppiolavoristi" o
personale non qualificato».
«L'Asl di Varese è stata coraggiosa. Ha voluto un modello
fortemente centralizzato, perché affida all'ente pubblico
la gestione intera del rapporto. I continui controlli, ma
anche la possibilità per il paziente di rivolgersi in ogni
momento ai nostri distretti è una garanzia perché gli
standard qualitativi rimangano sempre elevati. La nostra
ultima ricerca del livello di soddisfazione da parte di
tutti, e sottolineo tutti, i pazienti in carico ha
dimostrato che stiamo procedendo nella giusta direzione».
Il
nuovo modello di assistenza prevede che i pazienti ricevano
sostengo a trecentosessanta gradi, coinvolgendo figure
differenti in grado di fornire servizi sanitari ma anche
socioassistenziali : «I pazienti sono accompagnati in un
percorso integrato, dove ogni figura entra organicamente nel
cammino. Non si assiste più a una rigida divisione di
compiti e competenze. E questo può solo fare del bene al
paziente. Inoltre, per i casi più delicati, abbiamo cercato
di mantenere la continuità assistenziale con il personale
esterno che già prima si occupava del caso».
«Indubbiamente non è un modello perfetto. Tutto è
perfettibile. Ma secondo noi oggi il procedimento di
voucherizzazione ha innovato positivamente in materia. Anche
in tema di contributi, non è vero che ci sono le fasce
prestabilite e tutto finisce lì. Noi, ad esempio, abbiamo
preventivato dei casi "complex" dove la gravità
della situaizone ci porta ad avviare una macchina che
coinvolge più figure professionali, più volte al giorno,
con costi lungamente al di sopra delle cifre indicate. Noi
non ci tiriamo mai indietro. Il nostro obiettivo è
rispondere al bisogno della gente».
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