Varese
- Alla
presenza delle autorità istituzionali, del parlamentare
Tomassini e del direttore generale della sanità lombarda
Lucchina, è stata presentata al Circolo l'associazione
"Varese per l'oncologia. L'oncologia per Varese"
L'oncologia di
Varese trova amici per migliorare l'assistenza
( 25.07.2007
) Ogni ora in Italia si registrano 30 nuovi casi di tumore. In oltre
la metà, l'esito è letale. Le previsioni future non
lasciano grandi speranze: nel 2010 gli ammalati saranno
400.000. I motivi sono molteplici, ma, soprattutto, sono
legati all'aumento dell'età media della popolazione. I
tumori più frequenti sono alla mammella, al colon-retto, al
polmone.
Il cancro, quindi, fa ancora paura: i ricercatori di tutto
il mondo sono impegnati a trovare una soluzione. Progressi
ce ne sono stati, e tanti: le nuove strategie terapeutiche
hanno consentito di elevare fino al 53% i casi di
guarigione. Anche la sopravvivenza è in netto
miglioramento.
Ma il conforto di questi ultimi dati viene smorzato dai
numeri che si registrano nella nostra provincia, dal 1976
sede del registro dei tumori. I nuovi casi sono 3500
all'anno, con una netta prevalenza di tumori mammari.
Nel
reparto di oncologia dell'ospedale di Circolo a Varese, la
dottoressa Pinotti e il suo staff stanno seguendo 3288
pazienti e ricevono quotidianamente 80/90 persone,
provenienti per lo più dalla città di Varese e dalla
provincia.
I trattamenti eseguiti vanno dalla chemioterapia
tradizionale, all'utilizzo di nuovi farmaci, alle
bioterapie, cui seguono le attività di follow-up, la
ricerca clinica e la prevenzione.
«La nostra assistenza però - commenta la dottoressa
Graziella Pinotti (
nella foto) - ha
delle carenze. Nel campo della terapia "Ad alte
dosi" siamo costretti a dirottare i nostri pazienti
verso altri centri, perchè non abbiamo dotazioni
sufficienti».
Per
evitare questa peregrinazione è nata un'associazione onlus
"Varese per l'oncologia. L'ongcologia per Varese "
che si propone di raccogliere fondi così da permettere al
reparto di oncologia di ampliare la propria offerta di cura.
Si tratta di un'organizzazione di volontariato che vede
coinvolti medici e famigliari di pazienti. Alla guida un
giornalista molto conosciuto Gianni Spartà: «A volte
capita che ci chiamino. Io ho risposto: presente». Spartà
ha sfoderato grinta e conoscenze per avvicinare uomini
politici e rappresentanti delle istituzioni, ma anche
persone sensibili all'argomento.
«Con quest'associazione - spiega il dottor Chelazzi, ex
primario del reparto di immonoematologia e trasfusione del
Circolo - vorremmo riuscire a raccogliere fondi per poter
attuare l'autotrapianto di cellule staminali emopoietiche
prelevate da sangue periferico. Abbiamo le professionalità
ma ci mancano alcuni macchinari (un congelatore di
cellule il cui valore è di 27.000 euro, il service di
stoccaggio in azoto liquido che costa 1200 euro al mese e
una borsa di studio di 30.000 euro all'anno per uno
specialista dedicato). Questa tecnica ha riconosciuti
vantaggi perchè riduce a meno dell'1% la mortalità da
complicanze, si può effettuare fino a 70'anni, si effettua
in regime ambulatoriali, ha evidenze cliniche nettamente
superiori».
L'adesione all'associazione dà diritto ad una tessera il
cui valore, minimo, è di 30 euro. Per informazioni
ulteriori si può visitare il sito www.vareseperloncologia.it.
Tanto entusiamo, però, dovrà trovare anche alleati nelle
istituzioni, per ottenere quelle garanzie di personale ed
equipaggiamenti che l'enstuisiamo associativo da solo non
può garantire.
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