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Ricerca - Presso il CeSIL, è stato siglato il protocollo operativo tra il Nil e il Cps. Si tratta di una rinnovata forma di collaborazione tra istituzioni sanitarie e sociali, nell’ottica di una gestione di rete dei servizi che devono "farsi carico" delle persone con patologie mentali
Un lavoro come..cura

( 25.07.2007 ) Una rete di servizi per favorire l’inserimento socio-lavorativo delle persone affette da disturbi mentali: è quella che è stata ufficializzata nei giorni scorsi con la sigla del protocollo operativo di collaborazione tra il CPS, il Centro Psico-Sociale dell’Azienda Ospedaliera "Ospedale di Circolo di Busto Arsizio", e il NIL, il Nucleo Inserimenti Lavorativi dell’Ambito Valle Olona, che comprende oltre a Castellanza, comune capofila, anche Cairate, Castellanza, Fagnano Olona, Gorla Maggiore, Gorla Minore, Marnate, Olgiate Olona e Solbiate Olona.
La presentazione dei contenuti dell’accordo si è tenuta al CeSIL, il Centro Servizi Impresa e Lavoro di Castellanza, con gli interventi del Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Pietro Zoia, del Sindaco di Castellanza Livio Frigoli, dell’Assessore ai Servizi Sociali Giovanni Sottocornola, del responsabile dell’Ufficio di Piano di Castellanza Gian Piero Colombo, del responsabile del CPS dottor Quirino Quisi e alla presenza dei rappresentanti delle Amministrazioni Comunali dell’Ambito Sociale Valle Olona, oltre agli operatori che vi lavorano.
Il documento, che definisce una prassi di lavoro relativo a un’attività di integrazione già avviata da anni sul territorio, rappresenta uno dei primi passi nell’ambito della Provincia di Varese sul fronte di una rinnovata forma di collaborazione tra istituzioni sanitarie e sociali, nell’ottica di una gestione di rete dei servizi che devono "farsi carico" delle persone con patologie mentali.

Nel protocollo, infatti, sono specificamente definite le modalità di accesso dell’utente al servizio di inserimento, i suoi requisiti, le prestazioni erogate, rispettivamente, dal CPS e dal NIL, le modalità di collaborazione e la pianificazione dei momenti di confronto.
In pratica, il CPS segnala il caso di una persona con problemi mentali contestualmente al NIL e ai Servizi Sociali del Comune di residenza. Gli operatori del NIL entro un mese predispongono un colloquio "filtro" e incontri di approfondimento con l’utente e, se viene ravvisata la necessità, con l’assistente sociale del CPS. La valutazione di possibile inserimento viene emessa dal NIL entro due mesi dal primo colloquio. Sempre il NIL deve spiegare agli assistenti sociali e comunali il percorso scelto. Una volta avviata la collaborazione lavorativa per l’utente, ogni sei mesi il NIL deve inviare al CPS e ai Servizi Sociali del comune di appartenenza del soggetto una relazione di aggiornamento.
Tra le varie equipe sono previsti incontri annuali per meglio programmare e progettare gli interventi.
La definizione di questo percorso rappresenta comunque un continuum con l’attività già svolta negli anni precedenti a favore delle persone con disturbi mentali.

Il NIL, infatti, come ha spiegato Gian Piero Colombo, sempre in collaborazione con il CPS, nel corso del 2003 ha seguito complessivamente 89 persone appartenenti a categorie svantaggiate con progetti di inserimento mirato. Tra queste, 21 sono state indirizzate verso tirocini formativi, 4 hanno avuto borse lavoro finalizzate all’assunzione, 8 sono stati assunti a tempo determinato, 12 sono state monitorate anche dopo l’assunzione.

«Con questo accordo – ha sottolineato durante l’incontro il Sindaco di Castellanza Livio Frigoli - le istituzioni sociali e sanitarie della Valle Olona hanno dimostrato la volontà di integrarsi, e non solo a parole, sulla problematica del disagio mentale. Tra i due ambiti è necessario il lavoro di squadra ed è questa la filosofia che c’è alla base del lavoro presentato oggi».
Un passo concreto, dunque, verso il territorio e a sostegno di chi ha bisogno, come ha sostenuto il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Pietro Zoia. «Questo tipo di collaborazione – è intervenuto Zoia - serve a offrire aiuto alle persone normali che vivono una fase di difficoltà e di malattia e offrire loro la possibilità di migliorare le loro condizioni di vita. L’integrazione e l’inserimento possono servire anche a combattere il male peggiore: il pregiudizio».
«Il lavoro – ha aggiunto Quirino Quisi, primario di psichiatria e responsabile del CPS – fa parte della cura, non della riabilitazione. Con il raziocinio, l’esperienza, la conoscenza del territorio e il lavoro in team, così ripristinato tra le strutture sociali e sanitarie, si può fare una programmazione intelligente».Un modo, questo, anche per porre in evidenza il problema della malattia mentale.
«Con questo protocollo – è intervenuto l’Assessore ai Servizi Sociali Sottocornola – stiamo dando voce al disagio mentale, facendo quello che qualche anno fa è stato fatto per l’handicap. Stiamo formando e fornendo una struttura, che opera con una strategia di rete, creata per cogliere questo specifico bisogno e dare risposte adeguate. La mia speranza è che questo documento possa essere utilizzato come modello anche da altri enti locali».

sanita@varesenews.it


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