Ricerca
- Dal
15 al 23 maggio ricorre la settimana nazionale della
Sclerosi Multipla. Un'iniziativa pensata per sensibilizzare
l'opinione pubblica, soprattutto sul tema della
riabilitazione
Sclerosi Multipla: la scommessa futura
è la ricerca
( 25.07.2007
) La ricerca sul
trattamento riabilitativo è stata per molti anni la
Cenerentola della ricerca neurologica. Ma le cose stanno
cambiando. Anche grazie all’impegno dell’AISM e della
sua Fondazione (FISM), da sempre in prima linea nei
finanziamenti alla ricerca sulla sclerosi multipla, anche in
questo campo sono stati raggiunti risultati scientifici
importanti. Ecco quali sono i filoni di ricerca in
riabilitazione più promettenti.
La riabilitazione è un percorso terapeutico obbligato nella
vita di una persona con sclerosi multipla e spesso la
accompagna per tutta la storia della malattia, dopo molti
anni, a volte come unica possibilità terapeutica. Fare
ricerca in campo riabilitativo è molto più complesso
rispetto ad una ricerca di base dove si studiano dei
fenomeni biologici con parametri facilmente misurabili.
Nella riabilitazione intervengono meccanismi individuali di
insegnamento-apprendimento ed interazioni fra paziente ed
ambiente fisico e umano che si misurano come maggiore o
minore autosufficienza, soddisfazione e qualità di vita. In
più, la natura della SM fa sì che il trattamento
riabilitativo non intervenga su una situazione stabile di
disabilità, ma in continua evoluzione, dove momenti di
regressione si alternano a momenti di progressione.
La ricerca in riabilitazione ha incontrato quindi non poche
difficoltà. Ma le cose stanno cambiando. Negli ultimi sei
anni i primi importanti studi nel mondo, uno dei quali
finanziati dall’AISM e dalla sua Fondazione, hanno ormai
dimostrato che ricoveri riabilitativi e trattamenti
ambulatoriali incentrati su forme di esercizio motorio e
cognitivo producono significativi miglioramenti di variabili
come autosufficienza, equilibrio, faticabilità, depressione
e qualità di vita, anche se non producono variazioni
significative su classici indicatori di malattia. Infatti l’esercizio
consente sia un recupero intrinseco (miglioramento delle
funzioni lese come forza e coordinazione), sia un recupero
adattativo.
I risultati scientifici raggiunti hanno spinto l’AISM e la
FISM a lanciare un appello per il finanziamento della
ricerca in questo campo e, nel farlo, a individuare filoni
di ricerca specifici su cui puntare le risorse.
Le priorità della ricerca
Studiare i processi neurofisiologici che consentono il
recupero delle funzioni.
Il recupero dopo un danno neurologico è legato alla
capacità che il sistema nervoso centrale ha di
riorganizzare le proprie funzioni: per esempio formando
nuove connessioni tra neuroni, attivando neuroni prima
inattivi, spostando le funzioni dalle aree cerebrali
danneggiate a quelle sane. Questi meccanismi possono essere
influenzati da stimoli esterni, in particolare dalla
riabilitazione.
Capire il modo in cui le aree del cervello si attivano
durante l’esecuzione di determinati movimenti può servire
quindi a individuare le strategie di riabilitazione più
efficaci a seconda degli obiettivi. Lo si può fare
attraverso la neurofisiologia, la neurochimica e le
neuroimmagini.
A questo scopo l’AISM e la FISM finanziano un progetto di
ricerca sull’uso della risonanza magnetica funzionale
nella riabilitazione. Questa tecnica permette di seguire
"in diretta" il funzionamento delle aree del
cervello quando sono sottoposte agli stimoli. La RMf può
quindi essere utilizzata come supporto alla riabilitazione
per riuscire a visualizzare la riposta del cervello ai
diversi stimoli.
Individuare gli strumenti tecnologici più efficaci
Come nel caso della risonanza magnetica funzionale, anche
altri strumenti di neuroimmagine possono essere utili per
valutare e individuare nuove strategia di riabilitazione. La
tomografia computerizzata ad emissione di singolo fotone (SPECT),
la tomografia a emissioni di positroni (PET), lo studio del
flusso sanguigno cerebrale (rCBF) sono tutti strumenti che
permettono di individuare le aree del cervello che si
attivano quando la persona con SM è sottoposta a degli
stimoli motori. Attraverso il loro utilizzo si possono
quindi mettere a confronto le diverse tecniche di
riabilitazione. Alcuni mezzi strumentali possono poi essere
usati direttamente nella riabilitazione. Come la realtà
virtuale: indossando un casco e un guanto il paziente riceve
stimoli visivi e tattili che riproducono fedelmente ciò che
avviene nella realtà. In questo modo il suo cervello è
stimolato a reagire come se ciò che vede sia reale. Il
computer quindi può registrare questo comportamento e
guidarlo nella direzione migliore.
Migliorare i disturbi specifici
- Il tremore
Per alcuni disturbi particolarmente invalidanti, come per
esempio il tremore, non ci sono ancora strategie
riabilitative abbastanza efficaci: investire nella ricerca
permetterà di trovare gli strumenti adatti a ridurne l’impatto
sulla qualità della vita. Un primo passo in questa
direzione è stato compiuto da AISM con il finanziamento di
studi che attraverso le nuove tecnologie hanno permesso di
misurare il tremore. In più l’AISM è impegnata nella
validazione di una "robot workstation", il cui
intervento dovrebbe essere qualcosa che va oltre la
emulazione di quanto farebbe un fisioterapista. Si tratta di
un braccio meccanico che genera stimoli visivi,
propriocettivi e cinestesici e induce nel paziente la
necessità di un adattamento a un "ambiente"
nuovo: i risultati degli esercizi che è chiamato a eseguire
possono essere controllati su di un monitor. Il robot studia
i parametri del paziente e sulla base di questi disegna un
protocollo personalizzato di riabilitazione : il
braccio meccanico infatti può anche guidare l'azione della
persona con SM correggendone i movimenti.
- I disturbi urologici
I problemi vescicali condizionano significativamente la
qualità della vita di un paziente ma la riabilitazione può
essere efficace nel migliorare le funzioni senza ricorrere
ai farmaci. Anche in questo campo l’AISM e la sua
Fondazione si sono impegnate nel finanziamento di diverse
ricerche che hanno condotto alla realizzazione di un sistema
che consente di esercitare i muscoli urologici attraverso la
visualizzazione su uno schermo della risposta data. Il
sistema mette in relazione un elettrostimolatore impiantato
sul pavimento pelvico della persona con SM con un monitor
dove è disegnato un percorso: se il cursore che rappresenta
il paziente deve affrontare una salita si richiede di
contrarre i muscoli della vescica, se si deve andare in
discesa invece di richiede di rilassarli. L’esito
dell'esercizio viene visualizzato direttamente sullo schermo
a seconda che il cursore riesca ad arrivare in cima alla
salita o in fondo alla discesa.
- La perdita di equilibrio
Più di 5 anni di ricerca finanziata dall’AISM e FISM
hanno sperimentato una nuova di fare esercizio e di
correggere i problemi di equilibrio grazie a una pedana
stabilometrica in grado di valutare la situazione della
singola persona e di visualizzare attraverso uno schermo le
difficoltà rilevate. Lo schermo inoltre propone ai pazienti
dei percorsi da compiere visualizzando luoghi da raggiungere
attraverso la camminata che si compie sulla piattaforma: in
questo modo l'esercizio non è fine a se stesso ma il
paziente è impegnato in un "gioco" che facilita l’apprendimento
di reazioni di equilibrio migliori.
Mettere a punto strumenti di valutazione più appropriati
Gli strumenti oggi a disposizione per valutare l’efficacia
della riabilitazione sono insufficienti. La scala EDSS (Expanded
Disability Status Scale), che misura le difficoltà a
muoversi, non permette di valutare aspetti fondamentali come
la fatica, mentre la scala FIM (Functional Independence
Measure) valuta l’autosufficienza del paziente dal punto
di vista motorio e cognitivo ma non è applicabile a tutte
quelle attività che riguardano l’uso degli arti
superiori, come cucinare o scrivere al computer. Sono già
in uso, in alcuni studi finanziati dall’AISM e dalla sua
Fondazione, tecniche robotiche per la valutazione delle
prestazioni motorie dell’arto superiore. La ricerca futura
dovrà produrre strumenti per valutare l’efficacia della
riabilitazione anche nella qualità di vita della persona
con SM.
Programmare la riabilitazione sulla persona
La ricerca si deve oggi impegnare per valutare quale debba
essere la durata di un programma riabilitativo (tempi di
trattamento, frequenza delle sedute) e le modalità: se
quando e come il paziente debba essere trattato in ospedale
durante il ricovero, in ambulatorio o a casa propria in
funzione della sua disabilità. La scelta del programma
ideale permette di gestire al meglio le spese e di
ottimizzare le risorse e i servizi che si occupano di
persone con SM.
Studiare l’interazione dei sintomi
Nella sclerosi multipla la persona deve affrontare molti
sintomi alcuni dei quali non sono ancora abbastanza studiati
e per i quali non è stata ancora definita una strategia
riabilitativa efficace: per questo motivo la ricerca in
questo ambito deve essere intensificata. Anche l’interazione
tra i diversi sintomi (per esempio la fatica, la
depressione, i disturbi cognitivi) può condizionare i
risultati della riabilitazione, ma nessuno studio ne ha mai
dimostrato scientificamente gli effetti. Le ricerche in
questo settore permetterebbero invece una migliore
programmazione del piano riabilitativo individuale.
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