Luino -
Le esternazioni del vice presidente del consiglio regionale
nel corso di un'assemblea sul futuro degli ospedali del
Verbano
Adamoli: «La
Regione vuole chiudere uno dei tre ospedali del Verbano.
Indovinate quale?»
( 25.07.2007
) «Uno dei tre ospedali
chiuderà, questa è l’unica certezza». A dichiararlo è
Giuseppe Adamoli, vice-presidente del Consiglio regionale
lombardo in occasione dell’assemblea organizzata dalla
Federazione sindacale indipendente nella sala consiliare
dell’ospedale luinese ieri pomeriggio. Davanti ad una
platea gremita di infermieri e tecnici di laboratorio
visibilmente preoccupati per l’incertezza che grava sul
loro futuro il consigliere regionale ha esortato tutti i
lavoratori dell’ospedale a continuare a difendere il
nosocomio luinese. «La vicenda del nuovo presidio del
Verbano al posto dei tre già esistenti è stata gestita nel
peggior modo possibile, – ha continuato Adamoli – a
partire dal budget finanziario largamente insufficiente, 32
milioni di euro sono pochi, fino all’idea di cominciare a
smantellare i servizi esistenti senza aver nemmeno deciso
quando farlo». Il consigliere regionale ha sottolineato che
per arrivare alla costruzione del nuovo ospedale di Circolo
di Varese si è dovuto combattere ben vent’anni e quindi
è assurdo cominciare a depotenziare oggi gli ospedali, come
si sta tentando di fare. Ora che l’ospedale nuovo è
tramontato la nuova politica della Regione è eliminare uno
dei tre nosocomi tra Luino, Cittiglio e Cuasso al Monte e
tutti i segnali politici di questi mesi hanno favorito
Cittiglio a Luino: «E’ un discorso di lobby politiche –
afferma Adamoli – che non ha nessun legame con la realtà
territoriale che predilige, evidentemente, Luino». L’Fsi,
dal canto suo, rincara la dose attaccando lo stesso
direttore generale dell’azienda ospedaliera varesina
Roberto Rotasperti, invitato ma non presente in sala: «L’assenza
di finanziamenti per il piano di rilancio nel biennio
2004-2005 è un forte segnale che preoccupa i sindacati –
afferma Francesco Tucci, responsabile dell’Fsi - e l’esternalizzazione
del personale di un intero reparto, l’ortopedia, ha le
sembianze di un disimpegno progressivo del settore pubblico
a favore del privato». A confermare le parole di Tucci è
ancora lo stesso Adamoli che sottolinea il fatto che dei 24
milioni di euro, richiesti dal direttore generale Rotasperti,
non sia stato concesso nemmeno un euro. La conclusione è
riservata ai due sindaci presenti in sala, Gianercole
Mentasti, sindaco di Luino, e Piero Rossi, primo cittadino
di Curiglia. Mentasti, da profondo conoscitore dell’ospedale
luinese per averci lavorato vent’anni, ha ricordato l’eccellenza
raggiunta con tanto lavoro e fatica negli anni settanta-
ottanta, fino alla metà degli anni novanta: «Poi la
svolta, l’inversione di rotta dopo aver rinnovato il
pronto soccorso e appena inaugurato un reparto di ostetricia
e ginecologia nuovo di zecca con tanto di sala parto in
acqua – ha concluso Mentasti – si è deciso che
Cittiglio doveva avere il polo maternità. Da lì in poi
hanno inizio il declino e le mortificazioni». Il sindaco di
Curiglia, invece, si è scagliato contro il servizio di
emergenza-urgenza che non è assolutamente funzionale al
territorio montano di questa parte della provincia e contro
il direttore generale dell’assessorato alla sanità
regionale Carlo Lucchina reo di aver disatteso le richieste
dell’assessore alla sanità regionale Carlo Borsani che
chiedeva un potenziamento dei servizi a Luino entro maggio,
in una lettera del quale lo stesso sindaco ha sventolato una
copia davanti al pubblico.
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