Cento
anni proiettati al futuro, per superare i problemi ed
essere un polo dedicato ai cittadini e alla comunità. Un
centenario va festeggiato con i dovuti onori, e
l’azienda ospedaliera di Gallarate ha deciso di
celebrare, insieme al Comune di Somma Lombardo, il
primo centenario dell’Ospedale Angelo Bellini. Numerosi
gli ospiti e numerosa la platea. Padroni di casa il
direttore generale dell’azienda ospedaliera di Gallarate,
Giovanni Rania e il sindaco di Somma Lombardo, Claudio
Brovelli.
Rania
ha ricordato la storia di Angelo Bellini, il percorso che
ha portato alla creazione dell’Ospedale di Somma e
infine ha toccato il tema che sta a cuore alla popolazione
di Somma, vale a dire il futuro dell’Ospedale: «In
questi sette anni di direzione della struttura sanitaria
di Gallarate, sono riuscito a recuperare una situazione
che sembrava disperata. Sette anni fa questo Ospedale era
destinato a morire. Con l’aiuto del comune, dei vari
comitati pro ospedale che si sono formati e dei
politici siamo riusciti non solo a salvare la struttura,
ma a renderla valorizzarla. Il futuro ci sorride. Dopo i
periodi bui degli Anni Ottanta possiamo guardare al domani
con fiducia. Il programma organizzativo triennale
approvato dalla regione Lombardia delinea il futuro
dell’Ospedale sommese: mantenimento delle unità
operativeli medicina generale e di recupero funzionale,
riabilitazione per i pazienti provenienti dall’area
acuta con disabilità neuromotorie e respiratorie, day
hospital per patologie complesse nella fase post degenza,
servizi di laboratorio, radiologia e fisiatria, day
surgery per i pazienti dell’intero bacino di utenza,
struttura di primo intervento. Mi auguro che la
collaborazione con gli enti pubblici e le forze politiche
possa continuare, nell’interesse dei cittadini.»
Brovelli
ha sottolineato l’importanza di una struttura che non
guardi solo al suo piccolo orticello, ma che allarghi le
vedute e miri ad essere un punto di riferimento per
un’area più ampia: «Il lavoro svolto dalla direzione
ospedaliera e dall’amministrazione comunale è stato
ottimo, ma si può e si deve fare di più. L’Ospedale,
lo hanno dimostrato i cittadini quando sono scesi in
piazza per evitarne la chiusura, è un bene di tutti e per
questo va tutelato. Va coniugata l’attenzione al
pubblico e il contenimento dei costi, sfida che si può
vincere solo collaborando e non creando doppioni. Il polo
di Somma è necessario e indispensabile, non per
campanilismo, positivo per la sanità della zona, per
Malpensa, ma non solo. Si deve investire senza polemizzare
e senza penalizzare chi lavora a Somma. La gente vigilerà,
anche per tutelare i soldi che ha investito. Il futuro
dell’ospedale dipende dal grado di collaborazione e
confronto tra le forze»
Si
sono susseguiti gli interventi delle autorità invitate
alla presentazione, dal senatore Perruzzotti, che ha
invitato «a proseguire su questa strada, prendendosi
tutti le proprie responsabilità» al consigliere
regionale Adamoli che ha evidenziato «l’importanza di
consolidare l’identità tra comunità e ospedale,
allargando le strutture e non limitandosi alla sola
riabilitazione, puntando sulla collaborazione con
Gallarate e Angera». Giovanni Martina, consigliere
regionale di Rifondazione Comunista, ha ricordato
l’importanza del polo sommese per i lavoratori e i
cittadini, sottolineando il fatto che «più che sulle
strade da allargare, bisogna investire sul pronto
soccorso, aspetto da implementare perché insufficiente».
L’assessore Massimo Buscemi ha concluso gli interventi
dei politici: «Somma è un polo chiave in caso di
incidenti a Malpensa e per questo va valorizzato e
mantenuto».
Hanno
chiuso la celebrazione i professori di storia della
medicina Giuseppe Armocida dell’Insubria e Bruno Zanobio
dell’Università degli Studi di Milano. L’augurio di
tutti è di rivedersi tra cent’anni per il bicentenario
del Bellini. A parte gli scherzi, il futuro
dell’Ospedale di Somma sembra essere avviato verso
traguardi positivi. La popolazione sommese si aspetta
questo ed è pronta ad intervenire nuovamente in caso di
cambi di rotta, per tutelare una struttura che da cento
anni è una risorsa della città.