Luino -
Acceso incontro l'altra sera a palazzo Verbania in difesa
dell'ospedale Confalonieri. Il
rettore dell’ateneo varesino si scaglia contro le nomine
politiche in un settore cruciale come la sanità
Dionigi all’attacco
della politica sanitaria: troppi incapaci con troppo potere
( 25.07.2007
) Aveva promesso
franchezza Renzo Dionigi, rettore dell’Università dell’Insubria.
E così è stato, in occasione del convegno per il diritto
alla salute organizzato dal Comitato in difesa dell’ospedale
di Luino ieri sera a Palazzo Verbania di fronte ad un
pubblico molto numeroso ed attento. Parole di fuoco contro
una gestione della sanità che non piace a Renzo Dionigi, da
tanti anni dipendente degli ospedali: «Parlo da chirurgo e
voglio dire che sono convinto della bontà dell’opera del
comitato in difesa dell’ospedale di Luino – ha esordito
il rettore – perché chi sta gestendo questa, come altre
situazioni, sta sbagliando e gli unici a farne le spese sono
l’utenza e i medici che contano sempre meno».
Dopo l’elogio all’azione del comitato, Dionigi entra nel
problema e, pur non volendo creare polemiche dirette,
affonda due colpi, uno al governo centrale e uno al livello
regionale:«Da almeno quindici anni la sanità soffre di una
crisi senza precedenti in Italia come nel resto d’Europa,
vedi in Gran Bretagna e in Francia, – continua Dionigi –
l’Italia in Europa è la nazione che destina la minor
percentuale di Pil alle politiche sanitarie, nonostante sia
chiaro a tutti che le spese per la sanità crescono ad un
ritmo continuo. Un intervento che prima costava 10 oggi, a
parità di metodo, costa 80». Poi segue l'affondo con l'attacco
alla politica delle nomine nelle aziende ospedaliere e della
stessa aziendalizzazione degli ospedali: «Qui, come altrove,
le nomine ai vertici delle aziende ospedaliere sono frutto
di spartizioni politiche che lasciano spazio ad incapaci che
non sanno affrontare le situazioni. Lo stesso concetto di
aziendalizzazione, caso unico in Europa, è fuori da ogni
etica sanitaria». Parole dure che evidenziano il disagio
della categoria degli operatori sanitari, i quali, proprio
di recente, hanno anche scioperato. Il rettore torna, poi, a
parlare di Luino avvisando che, nella stessa Lombardia, vi
sono altri casi che meritano la stessa attenzione e dando
qualche consiglio al comitato su come muoversi per avere una
buona incisività: «Dovete proporre un progetto per non
rimanere nell’ambito della pura protesta, indagando sull’epidemiologia
del vostro territorio e sulla viabilità – rivolgendosi
direttamente al comitato – cosa che dovrebbe fare
direttamente l’azienda attraverso ricerche capillari sul
territorio. L’università, da questo punto di vista,
potrebbe assicurare un supporto tecnico>. Anche gli altri
invitati hanno concordato con l’analisi fatta da Dionigi.
In modo particolare, Giuseppe Landonio, oncologo dell’ospedale
Niguarda di Milano, auspica un ritorno al passato, quando
era garantita una programmazione e una conoscenza delle
realtà territoriali molto più attenta di oggi, in un epoca
in cui le aziende tendono solo a far quadrare il bilancio:«È
assurdo che la Lombardia abbia 22 cardio-chirurgie mentre la
Francia ne ha in totale 28 – ha detto Landonio – se è
vero che ci sono meno code è anche vero che poi zone
periferiche come questa debbano subire tagli su tagli per
far poi quadrare i conti». Sulla stessa linea si sono
ritrovati anche Tito Dell’Arciprete, presidente dell’Avis
luinese, e Aldo Gazzetti esperto di politica sanitaria.
Tutti d’accordo nel dire che questa politica sanitaria non
può esistere senza i piccoli ospedali territoriali che
hanno sempre composto l’ossatura del sistema. Da segnalare
la presenza di una rappresentanza del comitato in difesa
dell’ospedale di Cuggiono, hinterland milanese, anch’esso
sotto la costante minaccia di una chiusura.
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